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Responsabilità degli amministratori e rimedi a disposizione degli azionisti in Thailandia: cosa significano per la vostra azienda cinque recenti sentenze della Corte Suprema

Gli amministratori delle società a responsabilità limitata thailandesi ricoprono cariche di grande potere. Ai sensi del Codice civile e commerciale thailandese, essi gestiscono la società, ne controllano i conti bancari, firmano i contratti, assumono e licenziano il personale e la rappresentano nei confronti di terzi. Il rovescio della medaglia di tale potere è costituito da un rigoroso obbligo giuridico nei confronti della società e dei suoi azionisti. Una recente serie di sentenze della Corte Suprema (ศาลฎีกา) nella Sezione Commerciale ed Economica ha inasprito le modalità di applicazione di tali obblighi e, soprattutto, le modalità con cui gli azionisti possono chiamare gli amministratori a rispondere delle loro azioni quando la società stessa si rifiuta di agire.

Il presente articolo esamina cinque sentenze della Corte Suprema che, nel loro insieme, tracciano un quadro coerente della responsabilità degli amministratori e dei rimedi a disposizione degli azionisti nell’odierna Thailandia. I casi trattati spaziano dalla responsabilità civile per l’uso improprio dei beni societari, al dovere di lealtà e di non concorrenza, alle norme procedurali relative alle assemblee degli azionisti, fino al diritto di un azionista di avviare un procedimento penale contro un amministratore responsabile di illeciti per conto della società. Si tratta di una lettura indispensabile per qualsiasi fondatore, investitore o membro del consiglio di amministrazione che operi attraverso una società a responsabilità limitata thailandese.

Il ragionamento si sviluppa come un classico sillogismo. La premessa maggiore è il quadro giuridico: la legge thailandese attribuisce agli amministratori specifici obblighi e fornisce agli azionisti strumenti specifici in caso di violazione di tali obblighi. La premessa minore è la condotta sottoposta all’esame dei tribunali: amministratori che hanno utilizzato i prodotti dell’azienda per sé stessi, hanno licenziato colleghi senza un preavviso adeguato, hanno avviato attività concorrenti o si sono appropriati di beni aziendali. La conclusione è la conseguenza giuridica che la Corte Suprema ha tratto, nonché la norma più ampia che ogni imprenditore e amministratore in Thailandia dovrebbe ora considerare vincolante.

Il quadro giuridico: quali sono gli obblighi previsti dalla legge thailandese per un amministratore

Il Codice civile e commerciale (CCC), Libro III, Titolo XXII, relativo alle società di persone e di capitali, costituisce la colonna portante del diritto societario thailandese. Esso rappresenta il quadro di riferimento entro il quale si inseriscono tutte e cinque le sentenze. Per comprendere la decisione della Corte Suprema, è necessario leggere le sezioni pertinenti nel loro insieme.

L'articolo 1144 e la fonte dell'autorità di un amministratore

L'articolo 1144 affida la gestione della società agli amministratori, i quali devono agire in conformità con lo statuto sociale e sotto il controllo dell'assemblea generale degli azionisti. Potere e responsabilità sono indissolubilmente legati. Un amministratore non dispone di un patrimonio privato all'interno della società; egli esercita un mandato.

Sezione 1168: Il principio di diligenza e l'obbligo di non concorrenza

L'articolo 1168 costituisce la disposizione di maggiore rilevanza in materia di condotta degli amministratori. Esso impone agli amministratori di agire con la diligenza di un uomo d'affari prudente (in thailandese, "ความเอื้อเฟื้อสอดส่องอย่างบุคคลค้าขายผู้ประกอบด้วยความระมัดระวัง"). Nel suo secondo comma, essa vieta ad un amministratore, senza il consenso dell'assemblea generale, di intraprendere operazioni commerciali della stessa natura e in concorrenza con l'attività della società, sia per conto proprio che per conto di terzi. Lo stesso comma vieta di essere socio a responsabilità illimitata in un'impresa concorrente. L'articolo 1168 costituisce la codificazione thailandese dei due pilastri fondamentali dei doveri fiduciari degli amministratori: il dovere di diligenza e il dovere di lealtà.

Articolo 1169: L'azione derivata degli azionisti

L'articolo 1169 costituisce il fondamento procedurale della responsabilità degli amministratori. Qualora un amministratore causi un danno alla società, quest'ultima può intentare un'azione di risarcimento. Se la società rifiuta di agire o omette di farlo, «qualsiasi azionista» può intentare l'azione per conto della società. Anche i creditori possono far valere il diritto al risarcimento nella misura in cui i loro crediti nei confronti della società rimangano insoddisfatti. Si tratta dell’equivalente thailandese dell’azione derivata degli azionisti prevista dal diritto comune, e la Corte Suprema ne ha dato un’interpretazione estensiva, come dimostrano i casi riportati di seguito.

Articolo 1151 e articolo 1175: Revoca di un amministratore e convocazione di un'assemblea

L'articolo 1151 riserva all'assemblea generale degli azionisti il potere di revocare un amministratore. L'articolo 1175 disciplina le modalità di convocazione di tale assemblea. L'avviso di convocazione deve essere pubblicato su un quotidiano locale con almeno sette giorni di anticipo e inviato per iscritto a ciascun azionista. È fondamentale sottolineare che il secondo comma della Sezione 1175 richiede che l'avviso indichi il luogo, il giorno, l'ora e la natura degli argomenti da trattare e, qualora debba essere approvata una delibera speciale, che sia riportato il testo effettivo della proposta di delibera. Lo scopo di tale norma non è di natura formale: è quello di offrire agli azionisti una reale possibilità di prepararsi.

Articoli 420 e 438: Il diritto civile e la quantificazione del risarcimento

L'articolo 420 del Codice civile (CCC) costituisce la clausola generale in materia di illeciti civili (ละเมิด, lamoet). Chiunque, intenzionalmente o per negligenza, leda i diritti altrui in materia di vita, integrità fisica, salute, libertà, proprietà o qualsiasi altro diritto è tenuto al risarcimento. L’articolo 438 conferisce al tribunale la facoltà discrezionale di determinare il risarcimento in base alle circostanze e alla gravità del fatto illecito. Entrambi gli articoli trovano regolarmente applicazione quando gli amministratori arrecano danno alle loro società, poiché la violazione dei doveri di un amministratore costituisce, al contempo, una violazione del dovere generale di diligenza previsto dall’articolo 420.

Articolo 353 del Codice penale e la legge del 1956 sui reati societari

Anche la dimensione penale riveste importanza. L’articolo 353 del Codice penale qualifica come reato l’appropriazione indebita da parte di una persona incaricata della gestione dei beni altrui (in thailandese, «ยักยอกในฐานะผู้รับมอบหมายให้จัดการทรัพย์»). La Legge sui reati relativi alle società di persone registrate, alle società in accomandita semplice, alle società per azioni, alle associazioni e alle fondazioni B.E. 2499 (1956), in particolare l'articolo 41, introduce specifici reati penali per gli amministratori che causano in modo disonesto un danno alla società. La legge affianca il Codice Penale e il Codice Civile e Commerciale come terzo pilastro del quadro normativo.

Le cinque sentenze della Corte Suprema in sintesi

La tabella che segue riassume le cinque sentenze esaminate nel presente articolo. Considerate nel loro insieme, esse delineano i contorni degli obblighi degli amministratori e dei rimedi a disposizione degli azionisti, così come attualmente applicati dai tribunali thailandesi.

Sentenza della Corte SupremaBasi giuridiche fondamentaliDecisione sulla questioneTenere tutto in una sola riga
Dika 4456/2566 (2023)Articoli 420 e 1169 del Codice Penale della CaliforniaÈ possibile che un amministratore intasi personalmente i proventi derivanti dal patrimonio aziendale in spregio a un'ordinanza del tribunale e smantelli le infrastrutture senza il consenso del consiglio di amministrazione?No. Ciò costituisce un illecito civile nei confronti della società; un azionista può intentare un'azione derivata per ottenere il risarcimento dei danni.
Dika 3413/2560 (2017)Articoli 1151 e 1175 del Codice Civile, comma 2L'assemblea generale può revocare un amministratore nell'ambito del punto all'ordine del giorno "varie ed eventuali"?No. La revoca di un amministratore è una questione seria che deve essere espressamente indicata nell'avviso di convocazione dell'assemblea; inserirla alla voce «varie» rende la delibera illegittima.
Dika 2359/2567 (2024)Articoli 420, 438, 1168 e 1169 del Codice Penale della California (CCC)È lecito che un amministratore della Società A costituisca la Società B, operante nello stesso settore, mentre è ancora in carica, per poi indirizzare i clienti della Società A verso la Società B?No. Si tratta di una violazione dell'obbligo di non concorrenza di cui all'articolo 1168 e costituisce un illecito civile ai sensi dell'articolo 420. È previsto il risarcimento dei danni; la società concorrente non può essere costretta a sciogliersi.
Dika 1041/2558 (2015)Codice di procedura penale, articoli 2, paragrafo 4; 5, paragrafo 3; 28, paragrafo 2; 39, paragrafo 2; Codice penale, articolo 1169; Codice penale, articolo 353; Legge del 1956, articolo 41Nel caso in cui gli amministratori si appropriino indebitamente dei beni della società, un azionista può sporgere denuncia penale per conto della società? Inoltre, una delibera generica di "transazione" adottata in assemblea generale estingue la responsabilità penale?Sì, l'azionista può sporgere denuncia penale, e no, una risoluzione di transazione generica non costituisce un accordo penale valido.
Recenti orientamenti della Corte SupremaStesso quadro normativoIn che modo i tribunali dovrebbero interpretare questi obblighi nel loro insieme nelle controversie relative alle società a ristretta base azionaria?In senso stretto, a tutela degli azionisti nei casi in cui gli amministratori abusino del mandato di gestione.

Il resto del presente articolo esamina in dettaglio ciascuna sentenza, ne illustra i principi giuridici che essa sancisce e ne evidenzia le implicazioni per le imprese che operano in Thailandia. Nel testo sono inseriti riferimenti a fonti thailandesi autorevoli, tra cui il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese del Ministero del Commercio e l’Ufficio della Corte di Giustizia.

Dika 4456/2566: Un amministratore non può utilizzare i beni della società come se fossero propri

Nella causa Dika 4456/2566, decisa dalla Sezione commerciale ed economica della Corte Suprema, a un amministratore di una società produttrice di olio di palma che operava in una concessione di riserva forestale nazionale era stato ordinato, con un provvedimento in via provvisoria della Corte d’Appello della Regione 8, di raccogliere i frutti di palma sui terreni oggetto di controversia, venderli, detrarre le spese e depositare mensilmente presso il tribunale il ricavato netto insieme ai libri contabili. Il direttore, invece, ha affidato il raccolto a terzi in cambio di un «compenso», ha incassato personalmente il denaro e lo ha utilizzato per i propri scopi. Ha inoltre abbattuto unilateralmente venti palme e scavato canali di drenaggio senza consultare gli altri amministratori.

Cosa ha affermato la Corte Suprema

La Corte ha stabilito che un amministratore che affida a terzi i beni produttivi della società e intasca il corrispettivo sta, in sostanza, vendendo il raccolto della società. Il denaro appartiene alla società e deve essere versato in tribunale come richiesto dall’ordinanza interlocutoria. Il suo utilizzo a fini personali costituisce un atto illecito ai sensi dell’articolo 420 del Codice civile e commerciale, e l’azionista che ha intentato la causa era un attore legittimo ai sensi dell’articolo 1169, poiché la società stessa, dominata dall’amministratore responsabile dell’illecito, si era rifiutata di agire.

La Corte ha inoltre confermato che la gestione della piantumazione e del taglio delle palme, che costituiva l’obiettivo aziendale principale, rappresentava una questione «rilevante» in grado di incidere sul fatturato della società. Un singolo amministratore, anche se dotato di potere di firma, non può abbattere unilateralmente venti alberi e scavare canali; era necessario consultare gli altri amministratori. Agire da solo, in modo tale da causare un danno alla società, è stato ritenuto un illecito civile e una violazione del mandato dell’amministratore.

Perché è importante

La sentenza colma una lacuna che alcuni amministratori di società thailandesi a conduzione familiare avevano sfruttato per anni: affidare la gestione quotidiana a un terzo di fiducia, trattenersi una percentuale e sostenere che la società semplicemente «non avesse prodotto» quell’anno. La Corte Suprema è stata chiara: la fonte del denaro è il patrimonio produttivo dell’azienda; il denaro appartiene all’azienda; l’amministratore non può appropriarsene. La decisione ricorda inoltre che un amministratore con potere di firma esclusivo non detiene il potere decisionale esclusivo. Su una questione che riguarda l’attività principale dell’azienda, il consiglio di amministrazione deve agire collettivamente.

Per qualsiasi investitore che abbia investito in una società a responsabilità limitata thailandese e nutra preoccupazioni in merito a eventuali abusi da parte degli amministratori, la sentenza Dika 4456/2566 conferma che i rimedi a disposizione di un azionista nei confronti di un amministratore di una società privata thailandese comprendono non solo un ricorso interno, ma anche un'azione diretta, per conto della società, dinanzi ai tribunali civili.

Dika 3413/2560: La scappatoia relativa alle «altre questioni» è stata colmata

La causa Dika 3413/2560 riguardava una società operante nel settore alberghiero. Un azionista, che ricopriva anche la carica di amministratore e che era uno dei sei curatori del patrimonio di un azionista di maggioranza deceduto, è stato destituito dal consiglio di amministrazione in occasione dell’assemblea generale tenutasi il 25 aprile 2013. L'ordine del giorno dell'assemblea, come indicato nell'avviso inviato agli azionisti, elencava quattro punti: verbale della precedente assemblea; approvazione del bilancio certificato; nomina dei revisori; e "altre questioni (se presenti)". Sotto la voce "altre questioni", l'assemblea ha votato per la revoca del ricorrente dalla carica di amministratore.

Cosa ha affermato la Corte Suprema

La Corte ha basato la propria analisi sull’articolo 1175, secondo comma, del Codice civile e commerciale, il quale prevede che l’avviso di convocazione indichi la natura degli argomenti da trattare. Lo scopo di tale requisito, ha sottolineato la Corte, è quello di consentire agli azionisti di prepararsi, di formulare domande e di chiedere consulenza prima di votare. La dicitura «Altre questioni (se presenti)» è accettabile per questioni minori all’ordine del giorno, ma non può essere utilizzata per far approvare decisioni di rilievo.

La revoca di un amministratore è, secondo le parole della Corte, una questione grave che incide direttamente sugli interessi degli azionisti, poiché modifica l’identità di coloro che controllano la società per loro conto. L’articolo 1151 riserva la revoca all’assemblea generale proprio in ragione di tale rilevanza. Un'assemblea generale che voti la revoca di un amministratore sotto la voce «altre questioni», senza che tale punto figuri nell'avviso di convocazione, ha agito in violazione della legge. La delibera è nulla e le relative modifiche depositate presso il Dipartimento per lo Sviluppo Economico possono essere annullate.

Perché è importante

Tale decisione è in linea con la giurisprudenza precedente, ivi inclusa la sentenza Dika 9127/2559, che il Dipartimento per lo Sviluppo Economico cita nelle proprie linee guida sulla gestione delle società a responsabilità limitata. Entrambe le sentenze confermano che la voce dell’ordine del giorno “altre questioni” costituisce un canale ristretto riservato alle questioni di routine, non una scappatoia per riorganizzazioni del consiglio di amministrazione. Chiunque sia stato rimosso da carica sotto tale voce dovrebbe procurarsi immediatamente una copia dell’avviso di convocazione e valutare se presentare un ricorso ai sensi della Sezione 1195 per l’annullamento della delibera. Il termine è breve, appena un mese dalla data della delibera.

Se state conducendo una due diligence aziendale su una società thailandese oggetto dell'operazione, le modifiche al consiglio di amministrazione approvate alla voce "varie ed eventuali" dovrebbero essere segnalate immediatamente come potenziale motivo di annullamento della modifica. Una catena ininterrotta di delibere valide è un indicatore fondamentale di una società ben gestita.

Dika 2359/2567: Il divieto di concorrenza ha un peso concreto

Il caso Dika 2359/2567 è il più rilevante dal punto di vista commerciale tra quelli trattati di recente. Al centro della controversia vi era una joint venture giapponese-thailandese, costituita nel 2012 per la produzione di telai per sedili auto e relativi componenti automobilistici. La società madre giapponese deteneva una partecipazione di maggioranza pari al 51 per cento, mentre quella thailandese deteneva una quota di minoranza del 48 per cento. Nel 2017, la capogruppo giapponese ha sciolto la joint venture e, tramite il proprio presidente e uno dei suoi fidati dipendenti thailandesi, ha costituito una nuova società thailandese operante essenzialmente nello stesso settore. Nel giro di pochi mesi, il principale cliente della joint venture, un gruppo automobilistico, aveva reindirizzato i propri ordini alla nuova società.

Cosa ha affermato la Corte Suprema

Il Tribunale ha esaminato il caso con attenzione. Per quanto riguarda l’articolo 1168, la questione era se la nuova società fosse effettivamente in concorrenza con la joint venture. I convenuti hanno sostenuto che i prodotti fossero diversi e che la nuova società non avesse ancora generato ricavi al momento delle dimissioni dell’amministratore. La Corte ha respinto entrambe le argomentazioni. È la data di costituzione, e non quella della prima fattura, a segnare l’inizio dell’attività di una società. Inoltre, la somiglianza delle attività viene valutata in termini commerciali generali, non sulla base di un confronto restrittivo dei codici dei modelli. Quando lo stesso grande cliente che acquistava da una società inizia ad acquistare la stessa categoria di componenti dalla seconda società, le due imprese sono in concorrenza.

Una volta applicato l’articolo 1168, ne derivano due conseguenze. In primo luogo, l’amministratore che ha costituito la società concorrente mentre era ancora in carica nel consiglio di amministrazione ha violato il proprio obbligo legale ed è tenuto a risarcire i danni alla joint venture. La Corte ha considerato tale violazione anche come un illecito civile ai sensi dell’articolo 420. In secondo luogo, la società concorrente, avendo preso parte al piano e traendone vantaggio, è responsabile in solido in qualità di coautrice dell’illecito. La Corte ha ritenuto tutti e tre i convenuti, ovvero l’amministratore, il fidato dipendente thailandese che ha agito in qualità di cofondatore e la nuova società, congiuntamente responsabili per la perdita subita. Il risarcimento dei danni è stato valutato ai sensi della Sezione 438, che conferisce al tribunale la facoltà discrezionale di stabilire l’importo in base alla gravità del torto, fissandolo a 1.000.000 di THB più gli interessi di mora.

È significativo che il Tribunale abbia rifiutato di ordinare alla società concorrente lo scioglimento o la cancellazione degli oggetti di attività in concorrenza dal proprio statuto. Il rimedio previsto per la violazione dell’articolo 1168 è di natura pecuniaria, non societaria. La società lesa può ottenere il risarcimento dei danni; non può invece avvalersi dell’articolo 1168 come strumento per espellere un concorrente dal mercato.

Perché è importante

Per gli investitori stranieri, la legge Dika 2359/2567 costituisce un chiaro monito sul fatto che il divieto di concorrenza non è un semplice suggerimento di cortesia. Una società madre straniera che intenda uscire da una joint venture thailandese e proseguire in proprio la stessa attività deve sciogliere la joint venture in modo corretto, consentire al direttore di rassegnare le dimissioni e registrare tali dimissioni prima di costituire qualsiasi entità concorrente, nonché evitare di avvalersi di personale ancora legato alla vecchia joint venture. La sequenza delle operazioni è fondamentale. Se eseguite in ordine errato, quelle che sembrano un'uscita di classe possono trasformarsi in un costoso illecito civile.

La sentenza costituisce inoltre un punto di riferimento per gli azionisti di minoranza. Se vi trovate in una posizione di minoranza in una joint venture con una ripartizione del capitale del 51-49 e i rappresentanti della maggioranza hanno avviato un'attività parallela in Thailandia, potreste avere diritto a un'azione civile diretta e a un'azione derivata ai sensi dell'articolo 1169. Rivolgetevi tempestivamente a un avvocato thailandese, documentate il trasferimento della clientela e conservate tutta la documentazione societaria.

Che si tratti di costituire una joint venture in Thailandia, di scioglierla o di pianificare una ristrutturazione aziendale, la regola da seguire è quella di definire innanzitutto i doveri degli amministratori e solo in secondo luogo le fasi commerciali.

Dika 1041/2558: Gli azionisti possono avviare un procedimento penale qualora la società non lo faccia

La quinta sentenza, Dika 1041/2558, costituisce la controparte penale delle norme civili appena descritte. L’attore era un azionista di una società thailandese produttrice di articoli sportivi. Tre degli amministratori, che avevano il potere di firma congiunta per la società, ne avevano sottratto i beni. La società stessa non poteva realisticamente sporgere denuncia penale, poiché proprio coloro che avrebbero dovuto autorizzare la denuncia erano i presunti autori del reato. Gli amministratori sostenevano che una delibera dell’assemblea generale volta a «cessare il contenzioso e porre fine alle controversie tra gli azionisti e il consiglio di amministrazione» equivalesse a un compromesso penale che estingueva il caso.

Cosa ha affermato la Corte Suprema

La Corte si è pronunciata a favore dell’azionista su entrambi i punti. In primo luogo, in merito alla legittimazione ad agire. Ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, del Codice di procedura penale, in combinato disposto con l’articolo 4 della Legge sull’istituzione dei tribunali provinciali e sulla procedura penale dinanzi ai tribunali provinciali del 2499 (B.E.), le denunce penali per conto di una persona giuridica devono essere presentate dal suo amministratore o da altri rappresentanti. Qualora tali rappresentanti siano essi stessi i presunti autori del reato, essi non presenteranno la denuncia e la persona giuridica si troverà di fatto paralizzata. La Corte ha ritenuto che l’articolo 1169 del Codice civile e commerciale, consentendo a un azionista di intentare un’azione derivata qualora la società si rifiuti di farlo, si estenda a questo contesto penale. Un azionista con un interesse economico allineato a quello della società è una parte lesa che può presentare la denuncia penale, e la denuncia è considerata come presentata per conto della società.

In secondo luogo, per quanto riguarda il presunto accordo transattivo. La Corte ha analizzato attentamente il testo della delibera dell’assemblea generale. Essa non conteneva alcuna dichiarazione esplicita secondo cui gli azionisti, compreso l’attore, avessero acconsentito a non intentare un’azione penale nei confronti degli amministratori responsabili di illeciti. Un accordo transattivo in materia penale ai sensi dell’articolo 39, paragrafo 2, del Codice di procedura penale deve essere specifico e inequivocabile. Un impegno generico a «porre fine alla controversia» non può privare una vittima del diritto di intentare un’azione penale, in particolare quando il reato – nella fattispecie l’appropriazione indebita ai sensi dell’articolo 353 del Codice penale e il reato specifico di cui all’articolo 41 della Legge del 1956 sui reati societari – era proprio la controversia che si supponeva fosse stata risolta.

Perché è importante

La sentenza Dika 1041/2558 costituisce un punto di riferimento fondamentale per un azionista che si trovi di fronte a un consiglio di amministrazione che ha assunto il controllo della società. Senza la norma da essa sancita, un consiglio di amministrazione responsabile di illeciti potrebbe garantirsi l'impunità semplicemente rifiutandosi di autorizzare una denuncia penale contro se stesso. La sentenza avverte inoltre i redattori di delibere di transazione e di patti parasociali che le rinunce formulate in modo vago non saranno interpretate come transazioni penali. Se un accordo transattivo è inteso a impedire un'azione penale, deve indicarlo in termini inequivocabili, e il reato deve essere di quelli che la legge consente di transigere in primo luogo. Molti dei reati societari più gravi, comprese le violazioni della Sezione 41 della Legge del 1956, non sono transigibili.

Se vi trovate in questa situazione, il vostro legale thailandese solitamente avvierà un'azione civile ai sensi dell'articolo 1169, accompagnata da una denuncia penale. L'azione civile mira al recupero del credito. La denuncia penale costituisce un mezzo di pressione e, laddove i fatti lo giustifichino, espone gli amministratori a una responsabilità personale di ben altro ordine. I nostri team specializzati in controversie commerciali e societarie e in reati economici gestiscono regolarmente questo tipo di casi a doppio binario.

Il filo conduttore: una dottrina coerente in materia di responsabilità degli amministratori

Sarebbe un errore interpretare queste cinque sentenze separatamente. Se considerate nel loro insieme, esse delineano un'unica dottrina che la Corte Suprema sta definendo, caso per caso, in merito alle modalità con cui la legislazione thailandese disciplina la condotta degli amministratori nelle società a responsabilità limitata.

La dottrina si articola in quattro parti.

Il primo elemento è il dovere stesso. L'articolo 1168 va interpretato in senso sostanziale, non formale. Un amministratore è tenuto a rispettare lo standard di diligenza di un uomo d'affari accorto in ogni questione che incida in modo significativo sui ricavi o sull'attività principale della società. Il secondo comma dell'articolo 1168 è stato interpretato come una norma rigida contro le attività parallele, in cui la somiglianza delle attività viene valutata in termini commerciali.

Il secondo elemento è la responsabilità per violazione. La Corte ha liberamente combinato l’obbligo di cui alla Sezione 1168 con la responsabilità civile generale di cui alla Sezione 420. Si tratta di due basi alternative per lo stesso comportamento fattuale, e il risarcimento dei danni viene valutato ai sensi della Sezione 438. Il rimedio è di natura pecuniaria; è possibile ordinare un provvedimento inibitorio nei confronti dell’amministratore responsabile dell’illecito, ma non nei confronti di una società distinta per il solo fatto che abbia tratto vantaggio dalla violazione.

Il terzo elemento è la legittimazione degli azionisti. L’articolo 1169 viene interpretato in modo ampio e pratico. La Corte lo ha applicato in ambito civile (Dika 4456/2566, Dika 2359/2567) e penale (Dika 1041/2558), al fine di garantire che un consiglio di amministrazione responsabile di illeciti non possa eludere le proprie responsabilità semplicemente rifiutandosi di autorizzare un’azione legale contro se stesso.

Il quarto elemento è l'integrità procedurale nelle assemblee degli azionisti. Il secondo comma della Sezione 1175 viene preso molto sul serio. La voce dell'ordine del giorno denominata «altre questioni» non può essere utilizzata per cogliere di sorpresa gli azionisti con decisioni importanti, e il diritto di revocare un amministratore ai sensi della Sezione 1151 deve essere esercitato con pieno preavviso. Le decisioni viziate da irregolarità procedurali possono essere revocate ai sensi della Sezione 1195 entro il termine di un mese oppure, qualora non si sia effettivamente tenuta alcuna assemblea, impugnate al di fuori di tale termine in base al termine di prescrizione generale di dieci anni previsto dalla Sezione 193/30 del Codice Civile, in conformità con la sentenza Dika 5402/2562, come conferma il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese nelle proprie linee guida.

Il filo conduttore che accomuna tutti e quattro i punti è una tendenza a favorire gli azionisti di minoranza e gli azionisti esterni. La Corte sta interpretando il quadro normativo del 1925 alla luce della realtà delle moderne società chiuse thailandesi, in cui gli azionisti di minoranza si trovano spesso a dover fare i conti con un fondatore dominante o con una famiglia di maggioranza che controlla sia il consiglio di amministrazione che la gestione quotidiana.

Come ciò si inserisce nel contesto giuridico e imprenditoriale thailandese

L'economia thailandese si basa in misura preponderante sulle società a responsabilità limitata. Le statistiche del Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese, pubblicate sul sito dbd.go.th, mostrano che la società a responsabilità limitata è di gran lunga la forma giuridica più diffusa tra le imprese registrate ogni anno, sia per le iniziative nazionali che per gli investimenti esteri in entrata attraverso filiali registrate in Thailandia, joint venture e progetti promossi dal BOI. Gli investitori stranieri operano in genere tramite una filiale interamente controllata, attraverso una joint venture con azionisti thailandesi o tramite una società a responsabilità limitata a maggioranza straniera ai sensi del Trattato di Amity con gli Stati Uniti, del quadro TAFTA o della promozione del BOI.

In ciascuna di queste strutture, il centro del potere operativo è il consiglio di amministrazione. Il patto parasociale potrà anche stabilire una cosa, ma secondo la legislazione thailandese sono gli amministratori a firmare i contratti, a detenere le procure bancarie e a rappresentare la società dinanzi alle autorità. Le cinque sentenze qui esaminate rivestono importanza proprio perché disciplinano le modalità di controllo di tale potere operativo. Esse sono particolarmente rilevanti in quattro scenari ricorrenti che riscontriamo nel nostro studio:

  • Società thailandesi a conduzione familiare. Un amministratore-fondatore controlla una società di proprietà esclusivamente thailandese. Gli azionisti di minoranza, spesso fratelli o figli, sospettano che l’amministratore stia sottraendo valore alla società operativa attraverso operazioni con parti correlate o attività produttive non registrate in bilancio. Il caso Dika 4456/2566 costituisce il modello di riferimento in questo contesto.
  • Joint venture tra società straniere e thailandesi. Una joint venture con ripartizione 51-49 va in crisi. I rappresentanti della parte di maggioranza costituiscono in sordina un’entità thailandese parallela. La causa Dika 2359/2567 è ora il caso di riferimento.
  • Colpi di mano nei consigli di amministrazione. Una fazione convoca un'assemblea generale e destituisce un amministratore con il pretesto di «altre questioni». La risposta è Dika 3413/2560.
  • Un vero e proprio appropriazione indebita. Gli amministratori svuotano il conto corrente aziendale. Il consiglio di amministrazione non autorizzerà una denuncia penale contro se stesso. La legge Dika 1041/2558 costituisce la via per un procedimento penale.

Per ogni scenario, il principio di fondo è lo stesso: gli amministratori gestiscono la società, ma non ne sono proprietari. Sia la legislazione thailandese che i tribunali thailandesi sono ormai categorici su questo punto.

Linee guida pratiche per amministratori, azionisti e investitori

Queste conclusioni si traducono in azioni concrete e immediate che ciascuno dei partecipanti alla riunione deve intraprendere.

Se è un amministratore

Non dia per scontato che il potere di firma equivalga al potere decisionale. Per qualsiasi questione che incida in modo sostanziale sui ricavi o sull'attività principale della società, si assicuri di documentare il consenso dei suoi colleghi amministratori. Eviti di ricoprire cariche nei consigli di amministrazione di due società operanti nello stesso settore; se ciò fosse necessario, ottenga il consenso scritto dell’assemblea generale ai sensi della Sezione 1168. Tratti i fondi della società come se fossero di proprietà della stessa; se lei è un amministratore-investitore che percepisce un rendimento da un’entità collegata, strutturi tale operazione come una transazione con parti correlate debitamente divulgata, non come un prelievo personale dai ricavi della società.

Se è un azionista

Legga attentamente ogni avviso di convocazione. Se una decisione importante sembra essere nascosta alla voce «varie ed eventuali», segnali la cosa prima della riunione, scriva al presidente e si riservi i propri diritti. Dopo la riunione, se è stata approvata una delibera significativa che non figurava all’ordine del giorno, valuti la possibilità di presentare un ricorso per la sua annullamento ai sensi della Sezione 1195. Il termine è breve: un mese dalla data della delibera. Qualora un amministratore stia causando un danno finanziario alla società, richieda un intervento ai sensi della Sezione 1169; se il consiglio di amministrazione rifiuta, può intentare causa a proprio nome per conto della società. Accompagni l'azione civile con una denuncia penale qualora si tratti di appropriazione indebita.

Se è un investitore straniero in entrata

Prima di costituire una società thailandese o di acquisire una partecipazione in una di esse, è opportuno effettuare una due diligence societaria completa, che comprenda un'attenta analisi delle delibere del consiglio di amministrazione e delle assemblee degli azionisti tenutesi in passato. Prestare particolare attenzione alle modalità di nomina e revoca degli amministratori. Negoziare un patto parasociale che integri, anziché contraddire, il CCC: materie riservate, composizione del consiglio di amministrazione, meccanismi di sblocco in caso di stallo e una chiara clausola di non concorrenza vincolante per gli amministratori nominati da ciascuna parte. Anticipare una controversia in un rapporto 51-49 così come si anticiperebbe una violazione contrattuale.

Se state redigendo un accordo

Qualora le parti intendano stipulare un accordo in materia penale, è necessario indicare in modo chiaro i reati e la condotta contestata, nonché verificare che tali reati siano suscettibili di transazione. Una clausola generica del tipo «le parti pongono fine alla loro controversia» non impedirà, in base alla sentenza Dika 1041/2558, a un azionista di presentare successivamente una denuncia penale per appropriazione indebita. Qualora il reato non sia in alcun caso suscettibile di transazione, nessuna clausola potrà sortire l’effetto desiderato.

Il kit di strumenti procedurali in sintesi

La tabella seguente riassume le vie procedurali a disposizione degli azionisti e delle società nelle controversie di questo tipo.

ObiettivoBase giuridicaTermine di prescrizioneForum
Annullare una delibera adottata in una riunione straordinariaCCC, articolo 1195Un mese dalla data della deliberaTribunale civile
Dichiarare nulla una riunione fittiziaRegolamento generale del CCC, ai sensi della legge Dika 5402/2562Dieci anni (articolo 193, comma 30)Tribunale civile
Richiesta di risarcimento danni nei confronti di un amministratore (azione diretta contro la società)Articoli 420, 438 e 1168 del Codice Penale della CaliforniaUn anno dal momento in cui si è venuti a conoscenza dell'illecito e del soggetto responsabile (articolo 448)Tribunale civile / Sezione commerciale ed economica
Azione civile derivata promossa da un azionistaCCC, articolo 1169Come la richiesta sottostanteTribunale civile / Sezione commerciale ed economica
Denuncia penale per appropriazione indebitaArticolo 353 del Codice penale; articolo 41 della legge del 1956 sui reatiLimiti previsti dal Codice penale in base alla gravità del reatoProcedimento penale dinanzi al Tribunale penale / alla Corte di giustizia
Provvedimenti cautelariCodice di procedura civile, articoli 254 e seguentiDisponibile dal momento del deposito fino alla sentenza definitivaTribunale civile

La scelta della giusta combinazione di questi strumenti e la loro corretta sequenza sono ciò che distingue un caso gestito in modo efficiente da uno che logora il cliente senza produrre alcun risultato.

Conclusione: una dottrina rigorosa ma ragionata

Le cinque sentenze della Corte Suprema qui esaminate non introducono nuove norme. Esse applicano il quadro normativo esistente del Codice civile e commerciale, del Codice penale, del Codice di procedura penale e della Legge del 1956 sui reati societari, in modo coerente con l’intento originario di tali leggi e con la realtà attuale del funzionamento delle società private thailandesi.

Viene ribadita la premessa maggiore, secondo cui gli amministratori gestiscono la società in virtù di un mandato e hanno specifici obblighi nei suoi confronti. La premessa minore, secondo cui gli amministratori chiamati in causa in ciascun caso hanno agito al di fuori di tale mandato, è dimostrata dai fatti. La conclusione, secondo cui la legge prevede per gli azionisti e per la società stessa rimedi civili e penali che i tribunali applicheranno, è il messaggio concreto che ogni imprenditore, investitore e amministratore dovrebbe trarre da questi casi.

Se avete a che fare con un amministratore che ha oltrepassato i limiti, o se siete voi stessi un amministratore che desidera assicurarsi di non averlo fatto, il team di Juslaws & Consult sarà lieto di aiutarvi. I nostri dipartimenti di contenzioso, diritto societario e crimini economici collaborano ogni settimana su controversie di questo tipo. Ci contatti tramite la nostra pagina dei contatti o parli direttamente con uno dei nostri avvocati. Per approfondimenti sul quadro generale, consulti anche la tutela dei diritti degli azionisti di minoranza in Thailandia e cosa può fare un azionista nei confronti di un amministratore in una società privata thailandese.

Domande frequenti

Che cos'è un'azione derivata degli azionisti ai sensi della legislazione thailandese?

Un'azione derivata degli azionisti è un'azione legale intentata da un azionista, a proprio nome, per conto della società. Il fondamento giuridico in Thailandia è costituito dall'articolo 1169 del Codice civile e commerciale. Tale azione è ammissibile qualora la società abbia subito un danno causato dai propri amministratori e la società stessa si rifiuti di citarli in giudizio o ometta di farlo. Qualsiasi azionista, indipendentemente dall'entità della propria partecipazione azionaria, può intentare l'azione. La Corte Suprema ha confermato, nella causa Dika 1041/2558, che la norma si applica anche alle denunce penali nei casi in cui gli amministratori responsabili dell’illecito siano proprio le persone che, in altre circostanze, dovrebbero autorizzare la presentazione della denuncia.

Un amministratore di una società thailandese può far parte anche del consiglio di amministrazione di una società concorrente?

Solo previo consenso dell’assemblea generale degli azionisti. L’articolo 1168, secondo comma, del Codice civile e commerciale vieta all’amministratore di intraprendere operazioni commerciali della stessa natura e in concorrenza con l’attività della società, sia per conto proprio che per conto di terzi. Lo stesso comma vieta di essere socio a responsabilità illimitata in un'impresa concorrente. La sentenza Dika 2359/2567 ha confermato che tale obbligo va interpretato in termini commerciali, non in termini strettamente di prodotto, e che la sua violazione comporta la responsabilità per il risarcimento dei danni ai sensi degli articoli 420 e 438, congiuntamente a chiunque abbia consapevolmente preso parte al piano.

Come è possibile revocare un amministratore da una società a responsabilità limitata thailandese?

Con delibera dell’assemblea generale degli azionisti, ai sensi dell’articolo 1151 del Codice civile e commerciale. L’avviso di convocazione deve indicare espressamente che all’ordine del giorno è prevista la revoca di un amministratore specificatamente indicato, in conformità con l’articolo 1175, secondo comma. La revoca non può essere votata sotto la voce generica «altre questioni (se presenti)». Una delibera votata in violazione di tali norme è illegittima e può essere annullata mediante ricorso entro un mese, ai sensi dell’articolo 1195. Sia la sentenza Dika 3413/2560 che la sentenza Dika 9127/2559 confermano tale orientamento, e il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese fa riferimento alla stessa giurisprudenza nelle sue linee guida pubblicate.

Qual è il termine previsto per impugnare un'assemblea degli azionisti irregolare?

Un mese dalla data della delibera, qualora l’assemblea si sia effettivamente tenuta ma sia stata condotta in modo irregolare. Il fondamento giuridico è costituito dall’articolo 1195 del Codice civile e commerciale. Se l’assemblea non si è mai effettivamente tenuta e il verbale è un falso, il termine di un mese non si applica; si applica invece il termine di prescrizione generale di dieci anni di cui all’articolo 193/30 del CCC. La Corte Suprema ha stabilito questa distinzione nella sentenza Dika 5402/2562, come discusso nella nota informativa del Dipartimento per lo Sviluppo Economico sull'argomento.

Quali risarcimenti è possibile ottenere da un amministratore che violi i propri doveri?

Il risarcimento dei danni è determinato dal tribunale ai sensi dell’articolo 438 del Codice civile e commerciale, tenendo conto della gravità del fatto illecito e di tutte le circostanze. Gli interessi di mora sono pari al 5% annuo a partire dall’11 aprile 2021, data di entrata in vigore del decreto d’urgenza che modifica gli articoli 7 e 224 del Codice civile e commerciale, o a qualsiasi tasso aggiornato fissato con regolamento ministeriale, maggiorato di un margine del 2% annuo. Per i periodi precedenti all’11 aprile 2021, continua ad applicarsi il precedente tasso legale del 7,5% annuo, come chiariscono sia la legge Dika 4456/2566 che la legge Dika 2359/2567. Il tribunale non ordinerà normalmente lo scioglimento di una società concorrente ai sensi dell’articolo 1168 (Dika 2359/2567); il rimedio è di natura pecuniaria.

Un accordo transattivo può impedire la presentazione di una futura denuncia penale nei confronti degli amministratori?

Solo se l'accordo è specifico e il reato è di quelli per i quali la legge consente la transazione. Una risoluzione generica volta a «porre fine alle controversie» tra gli azionisti e il consiglio di amministrazione non è sufficiente. La sentenza Dika 1041/2558 ha stabilito che tale formulazione non costituiva una transazione penale ai sensi dell’articolo 39, paragrafo 2, del Codice di procedura penale, e l’azionista ha mantenuto il diritto di sporgere denuncia penale per appropriazione indebita ai sensi dell’articolo 353 del Codice penale. In ogni caso, alcuni reati, compresi quelli di cui all’articolo 41 della Legge sui reati relativi alle società di persone registrate, alle società in accomandita semplice, alle società per azioni, alle associazioni e alle fondazioni B.E. 2499, non sono suscettibili di transazione.

Quali provvedimenti cautelari è possibile ottenere mentre il contenzioso è in corso?

Il Codice di procedura civile, agli articoli 254 e seguenti, consente all’attore di richiedere misure cautelari, tra cui il sequestro dei beni, i provvedimenti di congelamento dei beni e le ordinanze di divieto di compiere determinati atti. In un caso di comportamento scorretto da parte di un amministratore, un’ordinanza del tipo emessa dalla Corte d’Appello della Regione 8 nella causa che è poi giunta alla Corte Suprema nel procedimento Dika 4456/2566, la quale obbligava la società a raccogliere i prodotti, venderli e depositare i proventi presso il tribunale, ne costituisce un esempio lampante. L’esperienza pratica suggerisce che le misure provvisorie vengono concesse laddove vi siano prove evidenti di un danno in corso alla società e un rischio reale che i beni vengano dissipati.

Dove posso consultare le sentenze della Corte Suprema thailandese?

La Corte Suprema della Thailandia gestisce una banca dati pubblica contenente una selezione di sentenze all'indirizzo deka.supremecourt.or.th. Le sentenze possono essere citate per numero e anno, ad esempio "Dika 4456/2566", ed è disponibile il testo integrale in lingua thailandese. L'Ufficio della Corte di Giustizia pubblica inoltre articoli accademici su casi di interesse generale, mentre il Dipartimento per lo Sviluppo Commerciale del Ministero del Commercio pubblica regolarmente commenti pratici sulle decisioni in materia di diritto societario all'indirizzo dbd.go.th. Per l'accesso in lingua inglese, il nostro studio pubblica commenti nella sezione News & Insights ed è in grado di fornire, su richiesta, traduzioni certificate di qualsiasi sentenza specifica.

In che modo ciò differisce dalle norme applicabili alle società per azioni thailandesi?

Le norme illustrate nel presente articolo si applicano alle società a responsabilità limitata disciplinate dal Libro III, Titolo XXII del Codice civile e commerciale. Le società per azioni sono disciplinate dalla legge specifica sulle società per azioni B.E. 2535 (1992), e successive modifiche, che contiene disposizioni proprie in materia di obblighi degli amministratori, azioni derivative e assemblee degli azionisti, e che impone ulteriori obblighi di informativa e di governo societario sotto la supervisione della Commissione per i titoli e gli scambi. Molti dei principi di base sono simili, ma il testo normativo e le fasi procedurali sono diversi, e gli amministratori delle società quotate in borsa devono sottostare a norme aggiuntive ai sensi della Legge sulle società per azioni B.E. 2535.

In che modo Juslaws & Consult può fornire assistenza in caso di controversie tra amministratori o azionisti?

Il nostro studio legale dispone di un dipartimento specializzato in controversie commerciali e societarie che si occupa di casi di responsabilità degli amministratori, azioni derivative degli azionisti, contestazioni relative alle assemblee e procedimenti penali correlati. Ci occupiamo regolarmente di controversie relative a joint venture con rapporti di partecipazione 51-49, controversie in materia di successione in aziende familiari e conflitti relativi all'uscita da operazioni di private equity. Operiamo in inglese, thailandese, francese, mandarino e giapponese. Per avviare una conversazione riservata, La invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina dei contatti.