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Diritti e tutela degli azionisti di minoranza in Thailandia: una guida giuridica completa

In Thailandia, gli azionisti di minoranza si trovano a dover fare i conti con due realtà contrastanti. Sulla carta, il Codice civile e commerciale e la Legge sulle società per azioni del 2535 B.E. (1992) garantiscono loro una serie consistente di diritti: il diritto di partecipare e votare alle assemblee generali, di richiedere assemblee straordinarie, di ispezionare i libri contabili della società, di intentare azioni derivative contro gli amministratori che violano i propri doveri, di richiedere la nomina di un ispettore indipendente, di impugnare le delibere approvate in violazione dello statuto o dei regolamenti societari e di ricevere una quota proporzionale dei dividendi dichiarati. In pratica, tali diritti sono di natura procedurale piuttosto che di applicazione automatica, e un azionista di minoranza che non abbia negoziato un rafforzamento contrattuale al momento dell’investimento si trova spesso nella situazione in cui l’azionista di controllo ha la capacità strutturale di dettare le decisioni di gestione, la politica dei dividendi e persino la stessa esistenza della società. La presente guida illustra, sezione per sezione e con dettagli operativi, il quadro normativo che disciplina la tutela delle minoranze nelle società per azioni private e pubbliche thailandesi, le soglie e le scadenze che gli azionisti di minoranza devono rispettare per esercitare ciascun diritto, le garanzie contrattuali che integrano il livello minimo previsto dalla legge e i rimedi pratici disponibili in caso di violazione di tali diritti.

Perché la tutela degli azionisti di minoranza è importante in Thailandia

Il diritto societario thailandese segue la tradizione civilistica continentale codificata nel Codice civile e commerciale, integrata dalla Legge sulle società per azioni per le società per azioni e dalla Legge sui titoli e la borsa del 2535 (1992) per le entità quotate. L’assetto di base è di tipo maggioritario. Una maggioranza semplice delle azioni presenti e votanti in un'assemblea generale debitamente convocata approva una delibera ordinaria, mentre una maggioranza dei tre quarti approva una delibera speciale ai sensi della Sezione 1194 del Codice Civile e Commerciale. Non sussiste alcun obbligo legale generale per l’azionista di controllo di agire nell’interesse degli azionisti di minoranza, né esiste in Thailandia un equivalente della petizione per pregiudizio ingiusto prevista dal diritto inglese o della dottrina dell’intera equità degli Stati Uniti. La tutela degli interessi di minoranza dipende quindi da una combinazione di tre elementi: i diritti procedurali enunciati nel Codice, i diritti contrattuali negoziati negli accordi tra azionisti e nello statuto societario, nonché i rimedi giudiziari residuali disponibili qualora il gruppo di controllo agisca in malafede.

La posta in gioco economica è notevole. Le società a responsabilità limitata thailandesi costituiscono il veicolo principale per gli investimenti diretti esteri, le joint venture con partner locali e le partecipazioni transfrontaliere, in particolare nei settori in cui la Legge sulle imprese straniere B.E. 2542 (1999) limita la partecipazione maggioritaria straniera e costringe gli investitori stranieri ad assumere una posizione di minoranza pari o inferiore al 49%. Un investitore straniero la cui quota del 49% non conferisce alcun diritto di veto sulle decisioni chiave, né dividendi garantiti, né meccanismi di uscita, è esposto ai classici rischi di oppressione delle minoranze: diluizione tramite emissioni di nuove azioni a prezzo scontato, rifiuto di dichiarare dividendi, operazioni con parti correlate che sottraggono valore alla società e rimozione dell’amministratore designato dalla minoranza. Comprendere la base normativa è il punto di partenza per progettare la struttura contrattuale che colmi tali lacune.

Quadro normativo relativo agli azionisti di minoranza in Thailandia

Le fonti giuridiche variano a seconda del tipo di società. Il regime delle società a responsabilità limitata è disciplinato dal Titolo XXII (articoli da 1096 a 1273) del Libro III del Codice civile e commerciale. Le società per azioni sono disciplinate dalla Legge sulle società per azioni B.E. 2535 (1992), sostanzialmente modificata dalle Leggi n. 2 e n. 4 al fine di introdurre le riunioni elettroniche, semplificare le procedure di convocazione e modernizzare la responsabilità degli amministratori. Le società quotate in borsa e gli altri emittenti di titoli offerti al pubblico sono inoltre soggetti alla legge sui titoli e la borsa B.E. 2535 (1992), come modificata, nonché alle norme e ai regolamenti della Commissione thailandese per i titoli e la borsa e della Borsa thailandese.

Principali leggi e organismi di regolamentazione

StrumentoAmbito di applicazioneArgomento
Codice civile e commerciale, Titolo XXII (articoli da 1096 a 1273)Società a responsabilità limitataCostituzione, capitale sociale, trasferimento di azioni, diritti degli azionisti, assemblee generali, obblighi degli amministratori, bilancio e dividendi, scioglimento e liquidazione.
Legge sulle società per azioni del 2535 (1992), e successive modificheSocietà per azioni (quotate o meno)Costituzione, capitale sociale, diritti degli azionisti, consiglio di amministrazione, assemblee degli azionisti, responsabilità degli amministratori, fusioni e scioglimento. Le recenti modifiche che consentono lo svolgimento di assemblee in forma elettronica sono entrate in vigore nel 2022.
Legge sui titoli e la borsa del 2535 (1992), e successive modificheSocietà quotate ed emittenti di titoliObblighi in materia di offerte pubbliche di acquisto, obblighi di informativa sulle operazioni con parti correlate, divieti di insider trading, diritti di azione derivata per gli azionisti delle società quotate e poteri esecutivi della SEC.
Legge sulle imprese straniere dell'anno buddista 2542 (1999)Società di proprietà straniera che operano in settori soggetti a restrizioniLimita la partecipazione straniera superiore al 49% nelle attività elencate negli Allegati 2 e 3, creando il contesto strutturale per numerose configurazioni di azionariato di minoranza.
Codice di procedura civileTutte le controversie civiliLe norme procedurali che disciplinano le azioni legali degli azionisti, compreso il nuovo regime di azioni collettive introdotto dalla legge n. 26 del 2558 (2015).
Dipartimento per lo Sviluppo Commerciale (DBD), Ministero del CommercioSocietà per azioni e società a responsabilità limitataIl Registro delle Imprese riceve le richieste di convocazione di assemblee generali straordinarie ai sensi dell’articolo 1173, le richieste di nomina di ispettori ai sensi dell’articolo 1215 e provvede alla registrazione delle modifiche apportate all’atto costitutivo e allo statuto mediante delibera speciale.
Commissione per i titoli e gli scambi (SEC) della ThailandiaSocietà quotate ed emittenti di titoliAutorità di vigilanza sui mercati dei titoli pubblici; garantisce il rispetto delle norme in materia di informativa, operazioni con parti correlate e offerte pubbliche di acquisto; indaga sulle violazioni del Securities and Exchange Act.

Il Dipartimento per lo Sviluppo Economico (www.dbd.go.th) costituisce il principale punto di riferimento amministrativo per gli azionisti delle società a responsabilità limitata, mentre la SEC (www.sec.or.th) è l'autorità di regolamentazione principale per gli azionisti delle società quotate in borsa. Entrambe le istituzioni gestiscono banche dati ufficiali e registri che gli azionisti di minoranza dovrebbero consultare prima di avviare qualsiasi azione contenziosa.

Chi è considerato azionista di minoranza ai sensi della legislazione thailandese

La legislazione thailandese non contiene una definizione univoca di «azionista di minoranza». Si tratta di un’espressione di natura descrittiva piuttosto che giuridica. In sostanza, si definisce azionista di minoranza qualsiasi azionista i cui diritti di voto, considerati singolarmente o in combinazione con quelli di altri azionisti alleati, non raggiungano la soglia richiesta per controllare la decisione in questione. Poiché decisioni diverse comportano soglie diverse, lo stesso azionista può essere considerato di minoranza in un contesto e azionista di controllo in un altro. Ai sensi del Codice civile e commerciale, sono tre le soglie di maggiore rilevanza.

Una delibera ordinaria, utilizzata per questioni di routine quali l’approvazione dei conti, la dichiarazione dei dividendi e la nomina o la revoca degli amministratori, richiede la maggioranza semplice dei voti espressi in un’assemblea generale regolarmente convocata ai sensi dell’articolo 1190. Una delibera speciale, necessaria per le modifiche all’atto costitutivo o allo statuto, gli aumenti o le riduzioni di capitale, le fusioni e lo scioglimento volontario, richiede una maggioranza non inferiore ai tre quarti dei voti espressi ai sensi dell’articolo 1194. Un azionista che detenga più del 25% delle azioni con diritto di voto può quindi bloccare qualsiasi delibera speciale, mentre un azionista che detenga più del 50% delle azioni con diritto di voto controlla tutte le delibere ordinarie, fatte salve le astensioni imposte dall’articolo 1185 agli azionisti con interessi personali in conflitto.

La terza soglia è rappresentata dalla quota azionaria pari a un quinto (20%) che fa scattare i diritti specifici di tutela delle minoranze ai sensi degli articoli 1173 e 1215, ovvero il diritto di richiedere la convocazione di un’assemblea generale straordinaria e il diritto di presentare istanza al Ministro del Commercio per la nomina di un ispettore. Al di sotto del 20%, l’azionista di minoranza conserva i diritti individuali previsti dal Codice (convocazione, partecipazione, voto, dividendi, azione derivata, impugnazione di delibere invalide), ma perde gli strumenti collettivi che dipendono dalla soglia minima del 20%.

Diritti legali degli azionisti di minoranza nelle società a responsabilità limitata

Il Codice civile e commerciale riconosce agli azionisti di minoranza di una società a responsabilità limitata una serie strutturata di diritti, riassunti nella tabella che segue e analizzati in dettaglio nelle sezioni successive. Tali diritti si suddividono in tre categorie: diritti di informazione, diritti di governance e diritti di tutela.

Tabella di riferimento rapido delle soglie e delle scadenze

GiustoBase giuridicaSogliaScadenza / Note
Ricevere gli avvisi relativi alle assemblee generaliArticolo 1175Qualsiasi singola azioneAlmeno 7 giorni prima di un'assemblea ordinaria; almeno 14 giorni prima di un'assemblea convocata per l'approvazione di una delibera straordinaria. L'avviso deve inoltre essere pubblicato una volta su un quotidiano locale.
Partecipi alle assemblee generali e votiArticoli 1176 e 1182Qualsiasi singola azioneUn voto per ogni azione, salvo diversa disposizione dello statuto.
Chiedete che si proceda a una votazioneArticolo 1190Almeno due azionistiLa richiesta deve essere presentata prima o immediatamente dopo la proclamazione del risultato della votazione per alzata di mano.
Chiedere agli amministratori di convocare un'assemblea generale straordinaria (AGEs)Articolo 1173Azionisti titolari di almeno un quinto (20%) delle azioni emesseGli amministratori sono tenuti a convocare l'assemblea entro 30 giorni. In caso contrario, gli azionisti richiedenti possono convocare l'assemblea autonomamente ai sensi dell'articolo 1174.
Presentare istanza per la nomina di un ispettore incaricato di esaminare la situazione della societàArticoli 1215 e 1216Azionisti titolari di almeno un quinto (20%) delle azioni emesseLa domanda va presentata al Ministro del Commercio (in pratica al Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese). Potrebbe essere richiesta una garanzia a copertura delle spese di ispezione.
Intentare un'azione derivata contro gli amministratori per violazione dei doveriArticolo 1169Qualsiasi singolo azionista, qualora la società si rifiuti di agireL'azionista ricorrente non deve aver approvato l'atto impugnato; l'azione deve essere intentata entro sei mesi dall'assemblea generale che lo ha approvato.
Presentare istanza al tribunale per l'annullamento di una delibera irregolareArticolo 1195Qualsiasi amministratore o azionistaLa domanda deve essere presentata entro un mese dalla data della delibera.
Riceverà una copia del bilancio certificato prima dell'assemblea generale annualeArticolo 1197Qualsiasi singolo azionistaAlmeno 3 giorni prima dell'assemblea; il bilancio deve essere approvato entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio.
Esaminare il registro degli azionisti e i verbali delle assembleeArticoli 1139 e 1207Qualsiasi singolo azionistaLa società è tenuta a mettere a disposizione degli azionisti, su richiesta e durante l'orario di apertura, il registro e i libri dei verbali, a titolo gratuito.
Ricevere i dividendi deliberati in proporzione al capitale versatoArticoli 1200 e 1201Qualsiasi singolo azionistaI dividendi possono essere deliberati solo a valere sugli utili e devono essere pagati entro un mese dalla delibera che li ha stabiliti, salvo diversa disposizione della delibera stessa.
Presentare istanza di scioglimento e liquidazione per decisione del tribunaleArticolo 1237Qualsiasi azionista, per i motivi indicati nella sezioneTale opzione è disponibile solo qualora l'attività sia condotta in perdita senza alcuna prospettiva di risanamento, qualora il numero degli azionisti scenda al di sotto del minimo previsto dalla legge, oppure per altri motivi specificatamente definiti.

Diritti di informazione

L'informazione costituisce il fondamento di ogni altro diritto delle minoranze. Un azionista che non sia in grado di informarsi sulle attività della società non può esercitare il proprio diritto di voto in modo consapevole, non può individuare eventuali violazioni dei doveri e non può intentare un'azione derivata. Il Codice civile e commerciale garantisce i diritti all'informazione in tre fasi: convocazione delle assemblee, accesso ai bilanci e consultazione dei registri e dei verbali.

La convocazione delle assemblee è disciplinata dall’articolo 1175. L’avviso di convocazione dell’assemblea generale deve essere pubblicato una volta su un quotidiano locale entro e non oltre sette giorni prima dell’assemblea e inviato per posta con ricevuta di ritorno a ciascun azionista il cui nome figuri nel registro, entro e non oltre sette giorni prima dell’assemblea (o quattordici giorni prima di un’assemblea convocata per l’adozione di una delibera speciale). L’avviso deve specificare il luogo, la data, l’ora e la natura degli argomenti da trattare e, nel caso di una delibera speciale, il testo della delibera proposta. Un’assemblea tenuta senza regolare avviso è soggetta ad annullamento ai sensi della Sezione 1195 su richiesta di qualsiasi amministratore o azionista, a condizione che la richiesta sia presentata entro un mese.

L'accesso ai bilanci è disciplinato dagli articoli 1196 e 1197. La società è tenuta a redigere uno stato patrimoniale e un conto economico almeno una volta ogni dodici mesi, relativi all'esercizio finanziario. Lo stato patrimoniale deve essere esaminato da un revisore e sottoposto all'approvazione dell'assemblea generale entro quattro mesi dalla data di redazione. Una copia dello stato patrimoniale, unitamente alla relazione del revisore, deve essere inviata a ciascun azionista almeno tre giorni prima dell'assemblea. Una volta approvati, i bilanci annuali devono inoltre essere depositati presso il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese ai sensi della Sezione 11 della Legge sulla Contabilità B.E. 2543 (2000), dove diventano documenti pubblici che qualsiasi azionista di minoranza può ottenere.

La consultazione dei registri e dei verbali è disciplinata dagli articoli 1139 e 1207. Il registro degli azionisti deve essere conservato presso la sede legale e deve essere accessibile a qualsiasi azionista, a titolo gratuito, durante l’orario di ufficio. I libri dei verbali che riportano gli atti delle assemblee generali e delle riunioni del consiglio di amministrazione devono essere conservati ed esibiti a qualsiasi azionista su richiesta. Il rifiuto di esibire tali documenti costituisce di per sé un motivo per presentare una richiesta di ispezione ai sensi dell’articolo 1215 e può comportare la responsabilità civile e penale degli amministratori.

Diritti di governance

I diritti di governance consentono all'azionista di minoranza di partecipare al processo decisionale collettivo, di influenzare l'ordine del giorno e, in determinate circostanze, di indurre la società ad agire.

Il diritto di partecipare e di votare è sancito dagli articoli 1176 e 1182. Ogni azionista ha il diritto di partecipare a qualsiasi assemblea generale di persona o per delega. Salvo diversa disposizione dello statuto, ogni azione dà diritto a un voto, con un’unica eccezione: l’articolo 1185 prevede che un azionista che, in relazione a una determinata delibera, abbia un interesse diverso da quello della società, debba astenersi dal voto su tale delibera. La regola di astensione di cui all’articolo 1185 è uno dei più importanti meccanismi di tutela delle minoranze previsti dal Codice, poiché impedisce a un azionista di controllo di votare a proprio favore in merito a operazioni con parti correlate, all’approvazione della propria remunerazione in qualità di amministratore o alla ratifica delle proprie violazioni dei doveri d’ufficio.

Il diritto di richiedere una votazione per scrutinio segreto ai sensi dell’articolo 1190 costituisce il complemento procedurale dell’articolo 1185. Per impostazione predefinita, una delibera sottoposta a votazione in occasione di un’assemblea generale viene decisa per alzata di mano, con un unico voto per ciascun azionista indipendentemente dalla quota di partecipazione. Due azionisti qualsiasi possono, prima o immediatamente dopo la proclamazione del risultato dell’alzata di mano, richiedere una votazione per scrutinio segreto. In caso di votazione per scrutinio segreto, ciascun azionista vota in base al numero di azioni da lui detenute. Il diritto di richiedere una votazione per scrutinio segreto trasforma la regola predefinita «un azionista, un voto» in una realtà «un'azione, un voto», consentendo agli azionisti di minoranza con un numero ridotto di azioni ma con deleghe su molte azioni di far valere il proprio peso, e garantendo che un azionista di controllo non possa utilizzare la regola della votazione per alzata di mano per vanificare una delibera che gode del sostegno della maggioranza delle azioni.

Il diritto di convocare un'assemblea generale straordinaria costituisce il più potente diritto collettivo della minoranza. Ai sensi dell'articolo 1173, gli amministratori sono tenuti a convocare un'assemblea straordinaria ogniqualvolta ne venga presentata richiesta scritta da parte di azionisti che detengano almeno un quinto delle azioni emesse della società. La richiesta deve specificare l'oggetto per il quale si richiede la convocazione dell'assemblea. Ai sensi dell’articolo 1174, se gli amministratori non convocano l’assemblea entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta, gli azionisti richiedenti possono convocarla autonomamente. La combinazione della soglia del 20% e del termine di 30 giorni conferisce alle minoranze organizzate la reale possibilità di costringere il gruppo di controllo ad affrontare questioni controverse in una sede formale, con la tutela di verbali debitamente redatti e la visibilità di un’assemblea che il conservatore del registro potrà successivamente essere chiamato a esaminare.

Diritti di ricorso

I diritti di ricorso costituiscono lo strumento a disposizione degli azionisti di minoranza qualora il gruppo di controllo agisca in violazione della legge, dello statuto societario o dei propri obblighi fiduciari nei confronti della società.

L'azione derivata ai sensi dell'articolo 1169 costituisce il rimedio fondamentale nei confronti degli amministratori. La disposizione stabilisce che le richieste di risarcimento nei confronti degli amministratori per i danni da essi causati alla società possono essere presentate dalla società stessa o, qualora questa si rifiuti di agire, da uno qualsiasi degli azionisti. Le stesse richieste possono essere fatte valere dai creditori della società nella misura in cui i loro crediti nei confronti della società rimangano insoddisfatti. L’azione derivata consente a un singolo azionista di minoranza di sostituirsi alla società e citare in giudizio un amministratore che abbia violato i doveri di onestà e diligenza di cui alla Sezione 1168. Si applicano due condizioni importanti. In primo luogo, l’azionista attore non deve aver votato a favore dell’atto contestato nell’assemblea generale che lo ha approvato; la ratifica mediante delibera a maggioranza ai sensi della Sezione 1170 preclude l’azione nei confronti degli amministratori per quanto riguarda gli azionisti che hanno votato a favore. In secondo luogo, l’azione deve essere intentata entro sei mesi dalla data dell’assemblea generale che ha approvato l’atto; in caso contrario, il diritto di citare in giudizio decade. Il risarcimento ottenuto in un’azione derivata appartiene alla società, non all’azionista attore personalmente; qualsiasi indennizzo confluisce nella tesoreria aziendale e va a beneficio di tutti gli azionisti in modo proporzionale.

Il diritto di impugnare una delibera irregolare ai sensi dell’articolo 1195 è diretto contro la delibera stessa piuttosto che contro gli amministratori. Qualora un’assemblea generale sia stata convocata o si sia tenuta, oppure sia stata adottata una delibera, in violazione delle disposizioni del Titolo XXII o dello statuto della società, il tribunale deve, su richiesta di qualsiasi amministratore o azionista, annullare l’assemblea o la delibera. La richiesta deve essere presentata entro un mese dalla data della delibera. Il rimedio è di natura procedurale e non richiede al richiedente di dimostrare un danno personale; la violazione della procedura statutaria o regolamentare è di per sé sufficiente. Tra i casi più comuni in cui si applica l’articolo 1195 figurano le assemblee tenute con un preavviso inferiore a quello richiesto dall’articolo 1175, le assemblee in cui l’ordine del giorno si discosta dall’avviso pubblicato, le delibere approvate in assemblee senza il quorum previsto dall’articolo 1178 e le delibere speciali approvate senza la maggioranza dei tre quarti richiesta dall’articolo 1194.

Il diritto di richiedere la nomina di un ispettore ai sensi degli articoli 1215 e 1216 costituisce lo strumento di indagine a disposizione della minoranza. Gli azionisti che detengono almeno un quinto delle azioni emesse possono rivolgersi al Ministro competente, nella pratica il Ministro del Commercio che agisce tramite il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese, per richiedere la nomina di uno o più ispettori incaricati di esaminare gli affari della società e di redigere una relazione. Il Ministro può richiedere ai richiedenti di prestare una garanzia per le spese dell’ispezione. Gli amministratori, i dipendenti e gli agenti della società sono tenuti, ai sensi della Sezione 1216, a esibire tutti i libri e i documenti agli ispettori e possono essere interrogati sotto giuramento. La relazione dell’ispettore costituisce la base per ulteriori azioni, che si tratti di un’azione derivata, di una richiesta ai sensi della Sezione 1195 o di un’istanza di liquidazione ai sensi della Sezione 1237. Il meccanismo è raramente utilizzato nella pratica, in parte perché il requisito della garanzia per le spese scoraggia le richieste infondate e in parte perché la soglia del 20% è difficile da coordinare, ma rimane un deterrente credibile contro le forme più gravi di cattiva gestione.

Il diritto di richiedere lo scioglimento ai sensi dell’articolo 1237 costituisce il rimedio più drastico e quello di ultima istanza. Il tribunale può ordinare lo scioglimento di una società su richiesta di qualsiasi azionista qualora, tra gli altri motivi, l’attività della società possa essere proseguita solo in perdita e non vi siano prospettive di svolgerla in modo redditizio, oppure qualora il numero degli azionisti sia sceso al di sotto del minimo legale di due previsto dall’articolo 1237, paragrafo 4. Tale rimedio viene esercitato con cautela dai tribunali poiché lo scioglimento comporta la cessazione dell’attività, e gli azionisti di minoranza traggono solitamente maggior vantaggio dalla vendita delle proprie azioni in virtù di un’opzione put prevista dal patto parasociale piuttosto che dalla richiesta di liquidazione.

Diritti legali degli azionisti di minoranza nelle società per azioni

Le società per azioni, sia quotate alla Borsa thailandese che non quotate, sono disciplinate dalla Legge sulle società per azioni del 2535 (1992) anziché dal Codice civile e commerciale. Tale legge è più articolata e le soglie per l’attivazione dei meccanismi di tutela delle minoranze sono generalmente più basse, in considerazione della più ampia base azionaria delle entità quotate.

Convocazione delle riunioni e definizione dell'ordine del giorno

Ai sensi dell’articolo 100 della Legge sulle società per azioni, uno o più azionisti che detengano azioni per un totale non inferiore al 10% delle azioni emesse possono, mediante comunicazione scritta, richiedere agli amministratori di convocare un’assemblea generale straordinaria in qualsiasi momento, indicando gli argomenti e i motivi per cui si richiede la convocazione. Gli amministratori sono tenuti a convocare l’assemblea entro 45 giorni dalla data di ricezione della richiesta. Qualora gli amministratori non provvedano in tal senso, gli azionisti richiedenti possono convocare l’assemblea autonomamente entro 45 giorni dalla scadenza del termine. La soglia del 10% è notevolmente più accessibile rispetto a quella del 20% prevista dal Codice civile e commerciale.

Gli obblighi di comunicazione previsti dall’articolo 101 rispecchiano quelli delle società private, ma con termini più lunghi. La convocazione dell’assemblea generale annuale deve essere inviata agli azionisti almeno 7 giorni prima della riunione e deve essere pubblicata su un quotidiano locale almeno 3 giorni prima. L'ordine del giorno deve essere specificato e può essere integrato su richiesta degli azionisti che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto complessivi, i quali possono aggiungere punti all'ordine del giorno dandone preavviso in conformità con lo statuto della società.

Azioni derivative e azioni collettive promosse dagli azionisti di società quotate in borsa

La legge sulle società per azioni prevede un proprio regime di azioni derivative agli articoli 85 e da 89/13 a 89/18, questi ultimi inseriti dalle modifiche del 2008 apportate alla legge stessa e alla legge sui titoli e sulla Borsa. Uno o più azionisti che detengano azioni per un totale pari ad almeno il 5% delle azioni vendute possono intentare un'azione legale per conto della società contro un amministratore per qualsiasi atto o omissione da lui o lei compiuto che abbia causato un danno alla società. Gli azionisti devono innanzitutto richiedere per iscritto alla società di intervenire; se la società non agisce entro un mese, gli azionisti possono procedere.

Per le società quotate in borsa, la legge sulle operazioni di borsa (Securities and Exchange Act) prevede ulteriori tutele. La Sezione 85 del Securities and Exchange Act impone agli amministratori e ai dirigenti un obbligo fiduciario di onestà e diligenza, mentre la Sezione 89/18 conferisce agli azionisti che detengono almeno il 5% delle azioni con diritto di voto il diritto di intentare un’azione collettiva ai sensi del Codice di procedura civile (come modificato nel 2015) per i danni causati da violazioni delle norme in materia di informativa, operazioni con parti correlate o insider trading. Il regime delle azioni collettive, in vigore dal dicembre 2015, rappresenta un significativo potenziamento dei rimedi a disposizione delle minoranze nel contesto delle società quotate, sebbene la soglia procedurale per la certificazione rimanga impegnativa.

Regole di voto e delibera straordinaria

L'articolo 107 della Legge sulle società per azioni stabilisce le maggioranze di voto. Una delibera ordinaria richiede la maggioranza dei voti degli azionisti presenti e votanti. Una delibera straordinaria, necessaria per le modifiche all’atto costitutivo o allo statuto, gli aumenti o le riduzioni di capitale, le fusioni, l’emissione di obbligazioni, lo scioglimento della società e altre materie specificate nella legge, richiede una maggioranza non inferiore ai tre quarti del numero totale dei voti degli azionisti presenti e aventi diritto di voto. La soglia di blocco del 25% è quindi identica per le società private e per quelle pubbliche, ma nelle società pubbliche la norma è calibrata in base ai voti presenti anziché a quelli espressi, il che rende la protezione leggermente più rigorosa.

Offerta pubblica di acquisto e misure di difesa contro le acquisizioni

Le società quotate in borsa sono soggette alle norme obbligatorie in materia di offerte pubbliche di acquisto previste dal Securities and Exchange Act e dai regolamenti della Commissione di vigilanza sui mercati finanziari. Chi acquisisce azioni che rappresentano il 25%, il 50% o il 75% dei diritti di voto complessivi di una società quotata in borsa supera una «soglia di attivazione» ed è tenuto a lanciare un’offerta pubblica di acquisto su tutte le azioni residue a un prezzo stabilito dalla normativa. Gli azionisti di minoranza hanno quindi il diritto contrattuale di uscire a un prezzo regolamentato ogni volta che un azionista di controllo consolida il controllo effettivo, il che costituisce una valvola di sicurezza fondamentale nelle strutture delle società quotate.

Tabella comparativa delle soglie: società a responsabilità limitata private e pubbliche

Diritto o azioneSocietà a responsabilità limitata (S.r.l.)Società per azioni (Legge sulle società per azioni)
Convocare un'assemblea generale straordinaria20% delle azioni emesse (articolo 1173)il 10% del totale delle azioni vendute (articolo 100)
Termine entro il quale gli amministratori devono convocare un'assemblea generale straordinaria30 giorni (articolo 1174)45 giorni (articolo 100)
Candidarsi come ispettoreil 20% delle azioni emesse (articolo 1215)Mediante richiesta alla SEC per le società quotate in borsa nell'ambito dei suoi poteri di controllo; si applicano le disposizioni analoghe della legge sulle società per azioni (PLC Act)
Intentare un'azione derivataQualsiasi singolo azionista (articolo 1169)il 5% del totale delle azioni vendute (articolo 85 della legge sulle società per azioni)
Bloccare la delibera straordinariaPiù del 25% dei voti espressi (articolo 1194)Più del 25% dei voti espressi (articolo 107)
Aggiungere punti all'ordine del giornoMediante richiesta di assemblea straordinaria degli azionisti con indicazione degli scopiil 5% dei diritti di voto complessivi (Legge sulle società per azioni e statuto)
Annullare la risoluzione irregolareQualsiasi singolo azionista, entro un mese (articolo 1195)Qualsiasi singolo azionista, con analoga azione di controllo giurisdizionale
Condizione che determina l'obbligo di lancio di un'offerta pubblica di acquistoNon applicabileil 25%, il 50% e il 75% dei diritti di voto complessivi delle società quotate (Legge sui titoli e sulle borse e norme CMSB)

Rafforzamento contrattuale: il patto parasociale

La misura più importante che un azionista di minoranza possa adottare consiste nel negoziare, prima di investire, un patto parasociale vincolante che integri le garanzie minime previste dalla legge con protezioni contrattuali. La legislazione thailandese riconosce il patto parasociale come un contratto privato esecutivo tra le parti, sebbene le sue disposizioni non possano derogare alle norme imperative del Codice civile e commerciale o della Legge sulle società per azioni. Un patto parasociale redatto con cura integra lo statuto societario e include solitamente i seguenti meccanismi di tutela.

Le materie riservate e i requisiti di maggioranza qualificata indicano le decisioni che non possono essere adottate senza il consenso della minoranza, indipendentemente dalla maggioranza di voto prevista dalla legge. Tra le questioni riservate tipiche figurano le modifiche allo statuto, gli aumenti o le riduzioni di capitale, l’emissione di nuove azioni o strumenti convertibili, la dichiarazione di dividendi al di sotto di un determinato rapporto minimo di distribuzione, la stipula di operazioni con parti correlate al di sopra di una soglia di valore definita, la nomina o la revoca del revisore, la cessione di beni rilevanti, l’assunzione di prestiti al di sopra di un massimale definito, la nomina o la revoca dell’amministratore delegato e l’avvio di contenziosi da parte della società o nei suoi confronti. Le materie riservate operano come un diritto di veto contrattuale, integrando il diritto di blocco statutario del 25%.

La rappresentanza in consiglio garantisce che la minoranza sia rappresentata nel consiglio di amministrazione, indipendentemente dalla sua capacità di eleggere un amministratore in base alle regole del voto cumulativo o del voto proporzionale previste dallo statuto. Il patto parasociale assegna solitamente alla minoranza un numero definito di seggi in consiglio, impone alla maggioranza di votare con le proprie azioni a favore del candidato designato dalla minoranza in occasione di ogni assemblea generale e prevede la copertura dei posti vacanti causati dalle dimissioni o dalla revoca dell'amministratore della minoranza.

I diritti di informazione previsti dal patto parasociale vanno ben oltre i requisiti minimi previsti dalla legge. Essi comprendono solitamente i rendiconti mensili della direzione, le relazioni trimestrali del consiglio di amministrazione, le copie di tutta la corrispondenza con le autorità di regolamentazione e l’accesso, su richiesta, ai documenti societari e ai membri dell’alta dirigenza. I diritti di informazione rivestono particolare importanza per gli investitori stranieri che non possono contare sulla vicinanza fisica all’azienda.

I diritti di prelazione sulle nuove emissioni tutelano gli azionisti di minoranza dalla diluizione. Lo statuto di una società a responsabilità limitata thailandese prevede già un diritto di prelazione di diritto ai sensi dell’articolo 1222 del Codice civile e commerciale, che impone che le nuove azioni siano offerte in via prioritaria agli azionisti esistenti in proporzione alle loro partecipazioni attuali. Il patto parasociale rafforza tale disposizione stabilendo la procedura di offerta, il termine entro il quale essa deve essere accettata e le conseguenze di un eventuale mancato rispetto.

Le restrizioni al trasferimento, tra cui i diritti di prelazione, i diritti di tag-along e i diritti di drag-along, disciplinano le circostanze in cui un azionista può procedere alla vendita. Il diritto di prelazione consente agli azionisti rimanenti di acquistare le azioni messe in vendita prima che possa essere perfezionato qualsiasi trasferimento a terzi. Un diritto di tag-along consente alla minoranza di vendere le proprie azioni insieme alla maggioranza alle stesse condizioni ogni volta che la maggioranza vende; si tratta di un meccanismo fondamentale di protezione dell’uscita. Un diritto di drag-along, al contrario, consente alla maggioranza di imporre alla minoranza di vendere alle stesse condizioni in caso di vendita dell’intera società; ciò avvantaggia la maggioranza ed espone la minoranza, motivo per cui gli azionisti di minoranza negoziano tipicamente un prezzo minimo garantito o una condizione di acquirente qualificato.

I meccanismi di uscita e di stallo tengono conto del fatto che le joint venture e le partecipazioni di minoranza non durano per sempre. Tra i meccanismi tipici figurano le opzioni put esercitabili dalla minoranza in presenza di eventi scatenanti definiti (quali un cambiamento nella strategia della maggioranza, il mancato raggiungimento di traguardi concordati o al termine di un periodo di lock-in prestabilito), le opzioni call esercitabili dalla maggioranza al valore equo a seguito di una violazione definita da parte della minoranza, le procedure di “roulette russa” o “duello texano” per la risoluzione delle situazioni di stallo, nonché le procedure di vendita obbligatoria innescate da uno stallo che non può essere risolto attraverso un’escalation. Per un approfondimento di queste strutture nel contesto thailandese, la nostra pagina dedicata alle fusioni e acquisizioni in Thailandia illustra i meccanismi delle operazioni che si intrecciano con le tutele previste dagli accordi tra azionisti.

Le clausole di risoluzione delle controversie prevedono solitamente il ricorso all’arbitrato, spesso in base al regolamento dell’Istituto di Arbitrato Thailandese o del Centro Internazionale di Arbitrato di Singapore, con sede al di fuori della Thailandia nel caso di operazioni transfrontaliere. L’arbitrato è la soluzione preferita in quanto garantisce riservatezza, competenza e esecutività ai sensi della Convenzione di New York, di cui la Thailandia è parte.

Lo statuto come strumento di tutela

L'accordo tra azionisti vincola solo i suoi firmatari e prevede rimedi contrattuali in caso di violazione. Lo statuto, al contrario, vincola la società stessa ed è opponibile alla società e ai nuovi azionisti che acquistano azioni con la consapevolezza delle disposizioni dello statuto. Ove possibile, le tutele negoziate nell'accordo tra azionisti dovrebbero trovare riscontro nello statuto, poiché i diritti contrattuali nei confronti di un altro azionista sono meno efficaci rispetto ai diritti previsti dal diritto societario, che sono opponibili alla società.

Lo statuto può validamente fissare la maggioranza richiesta per determinate decisioni al di sopra del minimo previsto dalla legge. Una clausola che richieda, ad esempio, una maggioranza del 90% per qualsiasi modifica dello statuto conferisce a una minoranza dell’11% un diritto di veto effettivo sulle modifiche alla costituzione societaria. Lo statuto può inoltre istituire categorie di azioni con diritti di voto ed economici diversi, attribuire diritti di nomina a specifici azionisti, richiedere il consenso unanime del consiglio di amministrazione per determinate questioni e imporre la figura di un presidente senza diritto di voto decisivo. Ciascuna di queste disposizioni, una volta registrata presso il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese, diventa parte integrante dello statuto societario pubblico e vincola gli azionisti successivi.

Lo statuto non può tuttavia prevalere sulle disposizioni imperative del Codice civile e commerciale. Sono nulle le disposizioni che esonererebbero gli amministratori dalla responsabilità per frode o inadempienza dolosa, che priverebbero gli azionisti del diritto di partecipare alle assemblee generali o che estinguerebbero il diritto di voto per scrutinio segreto ai sensi dell’articolo 1190. L’interazione tra lo statuto, il patto parasociale e i requisiti minimi di legge deve pertanto essere definita con attenzione e sottoposta all’esame di un consulente legale thailandese qualificato prima della costituzione della società.

Applicazione pratica: come vengono tutelati i diritti delle minoranze

Anche il più solido insieme di diritti legali e contrattuali ha valore solo nella misura in cui l’azionista di minoranza è in grado e disposto a farli valere. In Thailandia, l’applicazione di tali diritti avviene attraverso tre canali principali: il ricorso amministrativo, il contenzioso civile e l’arbitrato.

Reclamo amministrativo presentato al Dipartimento per lo Sviluppo Economico

Il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese (DBD) è il primo punto di riferimento per le violazioni procedurali che possono essere risolte senza ricorrere a procedimenti giudiziari. La mancata presentazione del bilancio annuale, la mancata aggiornamento del registro degli azionisti a seguito di un trasferimento, la mancata registrazione delle dimissioni o della nomina di un amministratore e il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione relativi alle assemblee generali possono essere segnalati al DBD, che ha il potere di indagare e di infliggere sanzioni amministrative. Sebbene il DBD non si pronunci sulle controversie sostanziali tra azionisti, il suo intervento spesso porta a un adempimento più rapido rispetto a un’azione legale e crea una documentazione utile in caso di contenziosi successivi.

Contenzioso civile dinanzi ai tribunali di primo grado

Le controversie sostanziali tra azionisti sono di competenza del Tribunale civile (o del Tribunale provinciale qualora la società abbia sede legale al di fuori di Bangkok). Le azioni derivative ai sensi dell’articolo 1169, le impugnazioni di delibere irregolari ai sensi dell’articolo 1195, le istanze di liquidazione ai sensi dell’articolo 1237 e le richieste di risarcimento per violazione degli accordi tra azionisti sono tutte oggetto di contenzioso nell’ambito del regime ordinario di procedura civile. La Corte d’Appello per i casi specializzati è competente a conoscere di determinati ricorsi in materia commerciale, mentre i ricorsi in cassazione su questioni di diritto sono di competenza della Corte Suprema (Dika Court).

Il Codice di procedura civile, modificato nel 2015, ha introdotto un regime di azione collettiva che consente agli azionisti rappresentanti di agire in giudizio per conto di una determinata classe. Le azioni collettive rivestono particolare rilevanza nel contesto delle società quotate e delle violazioni della normativa sui titoli, dove le perdite subite dai singoli azionisti sono spesso troppo esigue per giustificare un contenzioso individuale, ma risultano sostanziali se considerate nel loro insieme. La certificazione di una classe è complessa e richiede la dimostrazione della comunanza delle pretese, dell’idoneità del rappresentante e della superiorità del procedimento collettivo.

Arbitrato delle controversie relative ai patti parasociali

Qualora il patto parasociale contenga una clausola arbitrale, le controversie tra gli azionisti contraenti vengono deferite al foro designato. I tribunali thailandesi sospenderanno i procedimenti civili a favore dell’arbitrato qualora esista un accordo arbitrale valido, in conformità con la Legge sull’arbitrato del 2545 (2002). I lodi arbitrali sono esecutivi in Thailandia ai sensi della stessa legge, mentre i lodi stranieri sono riconosciuti in base alla Convenzione di New York.

È importante sottolineare che l’arbitrato è applicabile solo alle controversie tra le parti contraenti; le controversie che richiedono l’intervento della società stessa (come una richiesta ai sensi dell’articolo 1195 volta ad annullare una delibera o un’azione derivata ai sensi dell’articolo 1169) devono essere sottoposte al giudice, poiché la società non è parte dell’accordo arbitrale e un tribunale arbitrale non può concedere provvedimenti giudiziari nei confronti della società. Gli accordi tra azionisti più articolati prevedono pertanto un duplice foro: l’arbitrato per le controversie tra azionisti, con deroghe per i rimedi previsti dalla legge che devono essere perseguiti in sede giudiziaria.

Rischi specifici per gli azionisti stranieri di minoranza

Gli azionisti stranieri di minoranza delle società thailandesi devono affrontare ulteriori rischi strutturali che meritano un'attenzione particolare.

I vincoli previsti dalla legge sulle imprese straniere implicano che, in molti settori, gli investitori stranieri non possano detenere più del 49% delle azioni con diritto di voto senza una licenza per le imprese straniere o un’esenzione, come quella concessa dal Consiglio per la promozione degli investimenti o dal Trattato di amicizia (per i cittadini statunitensi). Il limite massimo del 49% costituisce di per sé un limite minimo per molti investimenti esteri, lasciando l’investitore straniero in una posizione di minoranza strutturale, senza alcuna capacità legale di controllare le deliberazioni ordinarie e con un margine di appena il 24% rispetto alla soglia di blocco delle deliberazioni speciali. Il rispetto della Legge sulle attività commerciali estere è di per sé un obbligo continuativo; le strutture che si avvalgono di azionisti prestanome thailandesi per eludere la legge sono illegali ai sensi della Sezione 36 della Legge sulle attività commerciali estere ed espongono tutte le parti a sanzioni penali e a una ristrutturazione forzata. La nostra analisi sugli azionisti prestanome in Thailandia delinea in dettaglio il perimetro di conformità e illustra le tendenze nell’applicazione della legge a partire dalla repressione contro i prestanome del 2017.

I rischi legati al controllo dei cambi e all’uscita di capitali derivano dalla Legge sui cambi e dalle norme della Banca di Thailandia che disciplinano il rimpatrio di capitali e dividendi. Gli investitori stranieri devono assicurarsi che l’investimento iniziale sia registrato presso la Banca di Thailandia tramite l’operatore autorizzato competente al momento del bonifico in entrata, in modo che i dividendi e i rimborsi di capitale successivi possano essere rimpatriati senza restrizioni quantitative.

Gli investitori provenienti da paesi con cui la Thailandia ha sottoscritto trattati bilaterali di investimento o accordi di libero scambio contenenti capitoli dedicati agli investimenti possono avvalersi delle tutele previste da tali trattati. Questi trattati prevedono in genere un trattamento equo e imparziale, la protezione contro l’espropriazione senza indennizzo e l’accesso all’arbitrato tra investitori e Stato. Qualora la controversia si concretizzi in un comportamento di natura espropriativa o in un diniego di giustizia da parte delle autorità thailandesi, la via trattatale può integrare o sostituire i rimedi interni.

Forme comuni di oppressione delle minoranze e relativi rimedi

La tabella seguente mette in relazione le forme più comuni di oppressione delle minoranze riscontrate nella prassi thailandese con i rimedi giuridici e contrattuali disponibili.

Forma di oppressioneRimedio previsto dalla leggeRimedio contrattuale
L'aumento di capitale è stato valutato in modo da diluire la quota di partecipazione degli azionisti di minoranzaArticolo 1222: diritto di prelazione; Articolo 1195: richiesta di annullamento della delibera in caso di violazione procedurale; Articolo 1169: azione derivata nei confronti degli amministratori che hanno violato i doveri fiduciariClausola di prelazione nel patto parasociale; consenso per le materie riservate in caso di aumenti di capitale
Rifiuto di distribuire dividendi nonostante la disponibilità di utiliArticolo 1201 (delibera necessaria); Articolo 1169 – Azione derivata in caso di violazione dei doveri da parte degli amministratoriClausola sul dividendo minimo nel patto parasociale; attivazione dell’opzione put in caso di mancato pagamento del dividendo concordato
Operazioni con parti correlate che comportano una perdita di valoreRegola di astensione ai sensi della Sezione 1185; azione derivata ai sensi della Sezione 1169; annullamento di una delibera ai sensi della Sezione 1195; per le società quotate, le norme della SEC in materia di operazioni con parti correlateAutorizzazione per le operazioni con parti correlate relative a materie riservate; clausole di trasparenza e di revisione contabile nel patto parasociale
Esclusione dalla rappresentanza in consiglioDiritto di designare i rappresentanti in occasione dell'assemblea generale (nessun seggio garantito per legge nelle società private)Clausola di rappresentanza nel consiglio di amministrazione prevista dal patto parasociale; struttura azionaria per categorie prevista dallo statuto a garanzia della presenza di amministratori di minoranza
Omissione di informazioni e rendicontiArticoli 1139 e 1207 (diritti di ispezione); articolo 1197 (bilancio); articolo 1215 (ispettore); reclamo amministrativo al DBDClausole informative contenute nel patto parasociale (rendiconti mensili, verbali del consiglio di amministrazione, corrispondenza con le autorità di vigilanza)
Assemblee generali convocate o tenute in modo non correttoArticolo 1175 (avviso); Articolo 1195 – Richiesta di annullamento entro un meseProtocolli procedurali nel patto parasociale; requisiti di quorum nello statuto
Provocare una situazione di stallo per ottenere un vantaggioArticolo 1237: Liquidazione per motivi specifici (come ultima risorsa)Clausola di risoluzione delle situazioni di stallo nel patto parasociale (procedura di escalation, mediazione, roulette russa, uscita al valore equo)
Cessione della società senza la partecipazione di azionisti di minoranzaNessun diritto di accompagnamento previsto dalla legge; obbligo di offerta pubblica di acquisto per le società quotate che superano determinate soglieDiritto di accompagnamento previsto dal patto parasociale; diritto di prelazione

Società quotate: maggiore tutela ai sensi della legge sui titoli e gli scambi

Gli azionisti delle società quotate in borsa godono di tutele aggiuntive rispetto a quelle previste per le entità private e pubbliche non quotate. Il Securities and Exchange Act e le norme emanate dal Consiglio di vigilanza sui mercati finanziari creano un quadro normativo articolato che comprende l’obbligo di divulgazione delle informazioni rilevanti, i requisiti relativi agli amministratori indipendenti e al comitato di revisione contabile, le norme sulle operazioni con parti correlate, le norme sull’obbligo di offerta pubblica di acquisto, i divieti di insider trading e i poteri esecutivi della SEC.

Le norme relative agli amministratori indipendenti impongono alle società quotate in borsa di avere almeno un terzo del consiglio di amministrazione composto da amministratori indipendenti, con un minimo di tre. Gli amministratori indipendenti devono soddisfare rigorosi criteri di indipendenza dal management e dagli azionisti di controllo e costituiscono la spina dorsale del comitato per il controllo interno, incaricato di esaminare le operazioni con parti correlate e le informazioni rilevanti da divulgare.

Le norme in materia di operazioni con parti correlate impongono alle società quotate di rendere pubbliche, e in alcuni casi di ottenere l’approvazione degli azionisti, le operazioni con parti correlate che superano determinate soglie. L’approvazione degli azionisti, qualora richiesta, deve essere ottenuta nel corso di un’assemblea in cui le parti correlate sono tenute ad astenersi dal voto, garantendo così che un azionista di controllo non possa avvalersi dei propri voti per approvare un’operazione a proprio vantaggio.

Le norme relative all'offerta pubblica di acquisto obbligatoria, applicabili quando un soggetto supera le soglie del 25%, del 50% o del 75% dei diritti di voto complessivi, conferiscono agli azionisti di minoranza il diritto di vendere le proprie azioni a un prezzo regolamentato. La formula di calcolo del prezzo è definita nelle comunicazioni della SEC e riflette il prezzo più alto pagato dall'offerente nei 90 giorni precedenti, garantendo così l'equità.

I poteri esecutivi della SEC comprendono lo svolgimento di indagini, l’imposizione di sanzioni amministrative, l’avvio di procedimenti penali per violazioni gravi quali l’insider trading e la manipolazione del mercato, nonché l’avvio di azioni collettive per conto degli investitori danneggiati. La SEC può inoltre vietare a determinati soggetti di ricoprire cariche di amministratore o dirigente presso società quotate in borsa per periodi di tempo prestabiliti.

Sviluppi recenti e orientamenti delle riforme

Due filoni di riforma stanno ridefinendo la tutela degli azionisti di minoranza in Thailandia. In primo luogo, le modifiche apportate nel 2022 alla legge sulle società per azioni hanno introdotto le riunioni in formato elettronico come modalità permanente, semplificato la procedura di convocazione e svolgimento delle riunioni e ridotto gli ostacoli procedurali alla partecipazione degli azionisti di minoranza. Le riunioni in formato elettronico riducono i costi e le difficoltà di partecipazione per gli azionisti di minoranza stranieri e residenti fuori città, mentre le nuove norme garantiscono espressamente il mantenimento di tutti i diritti legali esistenti in materia di partecipazione, voto e contestazione anche nel formato digitale.

In secondo luogo, il regime delle azioni collettive previsto dal Codice di procedura civile, entrato in vigore nel dicembre 2015, continua a consolidarsi, con un corpus giurisprudenziale in continua crescita in materia di criteri di ammissibilità e calcolo del risarcimento. La Relazione dell’OCSE sui mercati dei capitali della Thailandia 2025 ha individuato nel rafforzamento della tutela degli azionisti di minoranza, in particolare attraverso una maggiore applicazione delle norme e una maggiore efficacia delle azioni collettive, una priorità per la prossima fase della riforma dei mercati dei capitali. Progressi costanti in questi ambiti miglioreranno l’effettiva applicabilità dei diritti previsti dalla legge senza modificare il quadro sostanziale sopra descritto.

Lista di controllo pratica prima di diventare azionista di minoranza

La seguente lista di controllo operativa illustra le fasi che qualsiasi investitore di minoranza (straniero o nazionale) dovrebbe seguire prima di sottoscrivere o acquisire una partecipazione di minoranza in una società per azioni thailandese, sia privata che quotata in borsa.

  • Effettuare una due diligence legale e finanziaria sulla società target sulla base delle copie autenticate della dichiarazione giurata, dell’atto costitutivo, dello statuto, del registro degli azionisti e del bilancio certificato, ottenute dal Dipartimento per lo Sviluppo Economico.
  • Verificare la conformità alla legge sulle attività commerciali estere (Foreign Business Act) qualora l'investitore sia straniero, accertandosi che la partecipazione azionaria proposta non violi tale legge e che non sia necessario ricorrere a un accordo di intestazione a nome di terzi per garantire tale conformità.
  • Si raccomanda di negoziare il patto parasociale prima di sottoscrivere il contratto di sottoscrizione o di acquisto delle azioni, prestando particolare attenzione alle materie riservate, alla rappresentanza in consiglio, ai diritti di informazione, al diritto di prelazione, al diritto di tag-along, al diritto di drag-along (con le relative tutele), alle opzioni di uscita e alle situazioni di stallo.
  • Si raccomanda di inserire, ove possibile, le disposizioni di tutela nello statuto, in modo che siano vincolanti per la società e per qualsiasi futuro azionista, e non solo per le parti contraenti.
  • Registri l'investimento in entrata presso la Banca di Thailandia tramite l'operatore autorizzato competente, al fine di preservare i diritti di rimpatrio del capitale e dei dividendi.
  • Si documenti la nomina dell'amministratore designato dalla minoranza e si istituisca una clausola di indennizzo degli amministratori conforme agli articoli 1158 e 1168 del Codice civile e commerciale.
  • Piano per garantire la correttezza amministrativa: insistere affinché si tengano riunioni periodiche del consiglio di amministrazione con verbali in regola, che i bilanci annuali sottoposti a revisione contabile siano depositati tempestivamente presso il DBD e che vi sia una chiara delega di poteri documentata nelle delibere del consiglio di amministrazione.
  • Individuare in anticipo gli eventi che determinano l'uscita dall'investimento e concordare la metodologia di valutazione, preferibilmente sulla base di una procedura di valutazione da parte di un esperto indipendente che riduca al minimo il margine di discrezionalità una volta insorta la controversia.

In che modo Juslaws & Consult può aiutarvi

Da vent’anni, il nostro dipartimento specializzato in diritto societario e risoluzione delle controversie si occupa della strutturazione, della difesa e della cessione di partecipazioni di minoranza in società a responsabilità limitata, società per azioni e entità quotate in borsa thailandesi. Rappresentiamo investitori stranieri e nazionali in joint venture, imprese a conduzione familiare, società promosse dal BOI, veicoli societari previsti dal Trattato di Amicizia e pacchetti azionari di minoranza in società quotate. Il nostro lavoro copre l’intero ciclo di vita: dalla costituzione e redazione di patti parasociali attraverso la nostra consulenza in materia di costituzione e registrazione di società, alla governance societaria continuativa e alla strutturazione relativa al BOI attraverso il nostro lavoro su questioni relative al Board of Investment, all’esecuzione delle transazioni attraverso la nostra pratica in materia di fusioni e acquisizioni, alla verifica di conformità attraverso il nostro lavoro di conformità degli azionisti prestanome, fino all’applicazione contenziosa attraverso azioni derivative, richieste ai sensi della Sezione 1195, richieste di ispezione e arbitrati. Se state valutando una posizione di minoranza, difendendo un blocco azionario di minoranza minacciato o cercando di far valere i diritti degli azionisti, contattateci per una consulenza riservata su misura per la vostra situazione.

Domande frequenti

Chi viene considerato un azionista di minoranza in Thailandia?

Si definisce azionista di minoranza qualsiasi azionista i cui diritti di voto, considerati singolarmente o insieme a quelli di altri azionisti con cui collabora, non raggiungano la soglia richiesta per controllare la decisione in questione. La legislazione thailandese non definisce tale termine. In pratica, un azionista che detiene il 50% o meno delle azioni con diritto di voto è considerato di minoranza per le delibere ordinarie, un detentore del 25% o meno è considerato azionista di minoranza per le delibere speciali ai sensi dell’articolo 1194 del Codice civile e commerciale, mentre un detentore con una quota inferiore al 20% in una società privata o al 10% in una società per azioni perde il diritto legale di richiedere la convocazione di un’assemblea generale straordinaria ai sensi, rispettivamente, dell’articolo 1173 del Codice o dell’articolo 100 della Legge sulle società per azioni.

Qual è la quota minima di partecipazione richiesta per convocare un'assemblea generale straordinaria?

In una società a responsabilità limitata, l’articolo 1173 del Codice civile e commerciale prevede una quota minima del 20% delle azioni emesse. Ai sensi dell’articolo 1174, gli amministratori devono convocare l’assemblea entro 30 giorni; in caso contrario, gli azionisti richiedenti possono convocarla autonomamente. In una società per azioni, l’articolo 100 della Legge sulle società per azioni abbassa la soglia al 10% del totale delle azioni vendute, e gli amministratori devono convocare l’assemblea entro 45 giorni.

In Thailandia, un singolo azionista può intentare un'azione derivata contro gli amministratori?

Sì, in una società a responsabilità limitata. L’articolo 1169 del Codice civile e commerciale consente a qualsiasi singolo azionista di intentare un’azione legale contro gli amministratori per ottenere il risarcimento del danno causato alla società, qualora la società stessa si rifiuti di agire. Si applicano due condizioni: l’azionista attore non deve aver votato a favore dell’atto contestato durante l’assemblea generale che lo ha approvato e l’azione deve essere intentata entro sei mesi da tale assemblea. In una società per azioni, l’articolo 85 della Legge sulle società per azioni richiede che gli azionisti che rappresentano almeno il 5% del totale delle azioni vendute intentino un’azione equivalente, dopo aver prima richiesto per iscritto alla società di intervenire.

In che modo un azionista di minoranza può impugnare una delibera approvata in violazione della legge?

L'articolo 1195 del Codice civile e commerciale consente a qualsiasi amministratore o azionista di adire il tribunale per ottenere l'annullamento di un'assemblea convocata o tenutasi, o di una delibera adottata, in violazione del Titolo XXII del Codice o dello statuto sociale. La domanda deve essere presentata entro un mese dalla data della delibera. Il tribunale non ha la facoltà di rifiutare l'annullamento qualora la violazione sia accertata; il provvedimento è obbligatorio.

In cosa consiste il diritto di richiedere la presenza di un ispettore e come si esercita?

L'articolo 1215 del Codice civile e commerciale consente agli azionisti che detengono almeno un quinto delle azioni emesse di rivolgersi al Ministro del Commercio, nella pratica tramite il Dipartimento per lo Sviluppo delle Imprese, per richiedere la nomina di uno o più ispettori incaricati di esaminare gli affari della società. Il Ministro può richiedere ai richiedenti di prestare una garanzia a copertura dei costi dell'ispezione. L'articolo 1216 obbliga gli amministratori, i dipendenti e gli agenti della società a esibire tutti i libri e i documenti e a sottoporsi a interrogatorio sotto giuramento. La relazione dell'ispettore costituisce la base per ulteriori azioni da parte della minoranza, tra cui azioni derivative, richieste ai sensi dell'articolo 1195 e (in casi estremi) istanze di liquidazione ai sensi dell'articolo 1237.

Qual è la differenza tra una delibera ordinaria e una delibera straordinaria?

Una delibera ordinaria richiede la maggioranza semplice dei voti espressi in assemblea generale e viene utilizzata per decisioni di routine quali l’approvazione del bilancio, la distribuzione dei dividendi e la nomina degli amministratori. Una delibera speciale richiede una maggioranza non inferiore ai tre quarti dei voti ai sensi dell’articolo 1194 del Codice civile e commerciale (o dell’articolo 107 della Legge sulle società per azioni per le società quotate in borsa) ed è necessaria per le modifiche all’atto costitutivo o allo statuto, gli aumenti o le riduzioni di capitale, le fusioni, lo scioglimento volontario e altre modifiche fondamentali. Un azionista che detenga più del 25% delle azioni con diritto di voto può quindi bloccare qualsiasi delibera speciale.

Gli accordi con azionisti prestanome sono legali per gli investitori stranieri in Thailandia?

No. L'articolo 36 della Legge sulle imprese straniere del 2542 (1999) vieta ai cittadini thailandesi di agire in qualità di prestanome per detenere azioni per conto di cittadini stranieri al fine di eludere la legge. Sia il prestanome thailandese che il mandante straniero commettono un reato punibile con la reclusione e una multa, e alla società può essere ordinato di cedere le azioni detenute da soggetti stranieri. Gli investitori stranieri devono assicurarsi che gli azionisti thailandesi di qualsiasi società in cui detengono una partecipazione di minoranza abbiano investito fondi propri, esercitino un’effettiva titolarità economica e si assumano i rischi e i benefici della loro partecipazione azionaria. Il rispetto di tali norme è oggetto di un controllo sempre più rigoroso; la nostra nota sugli azionisti prestanome in Thailandia illustra in dettaglio i limiti di conformità.

Un azionista di minoranza può obbligare la società a distribuire dividendi?

Non direttamente. L’articolo 1201 del Codice civile e commerciale stabilisce che nessun dividendo possa essere deliberato se non mediante delibera dell’assemblea generale e che nessun dividendo possa essere distribuito se non a valere sugli utili. Non sussiste alcun diritto legale di imporre il pagamento di un dividendo qualora gli amministratori raccomandino il riporto degli utili, anche in presenza di utili disponibili. La tutela pratica deriva dal patto parasociale: una clausola di dividendo minimo che impone alla società di distribuire una percentuale definita degli utili distribuibili, supportata da un’opzione put che scatta in caso di inadempienza, offre alla minoranza un rimedio contrattuale che la legge non prevede.

Quali garanzie offre un patto parasociale che la legge non prevede?

Un patto parasociale integra le garanzie minime previste dalla legge con diritti di veto su materie riservate, garanzie di rappresentanza in consiglio di amministrazione, diritti di informazione rafforzati, diritti di prelazione sulle nuove emissioni, diritti di tag-along in caso di cessione da parte della maggioranza, diritti di drag-along con tutele per le minoranze, meccanismi di risoluzione delle situazioni di stallo, opzioni di uscita a valutazioni prestabilite e clausole vincolanti di risoluzione delle controversie. Nessuna di queste disposizioni è prevista di diritto dal Codice civile e commerciale o dalla Legge sulle società per azioni. Le tutele contrattuali sono particolarmente importanti per gli investitori stranieri di minoranza che non possono fare affidamento su meccanismi statutari concepiti in un contesto nazionale thailandese.

Come vengono risolte le controversie tra azionisti in Thailandia?

Le controversie sostanziali tra azionisti sono di competenza del Tribunale civile (o del Tribunale provinciale qualora la società sia registrata al di fuori di Bangkok). Le istanze di annullamento ai sensi dell’articolo 1195, le azioni derivative ai sensi dell’articolo 1169, le istanze di liquidazione ai sensi dell’articolo 1237 e le richieste di risarcimento per violazione del patto parasociale sono trattate nell’ambito del regime ordinario di procedura civile. Qualora il patto parasociale contenga una clausola arbitrale, le controversie tra azionisti vengono deferite al foro arbitrale prescelto (spesso l’Istituto di Arbitrato Thailandese o il Centro Internazionale di Arbitrato di Singapore), mentre i rimedi legali nei confronti della società sono riservati alla competenza giudiziaria. Il regime di azione collettiva previsto dal Codice di procedura civile, introdotto nel 2015, è applicabile alle azioni rappresentative, in particolare nel contesto delle società quotate.

Qual è la norma relativa all'offerta pubblica di acquisto obbligatoria per le società quotate in borsa?

Ai sensi della Legge sui titoli e sulla Borsa e delle norme dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari, chiunque acquisisca azioni che rappresentino il 25%, il 50% o il 75% dei diritti di voto complessivi di una società quotata in borsa supera una soglia critica e deve lanciare un’offerta pubblica di acquisto su tutte le azioni residue. Il prezzo dell’offerta è determinato dalle norme e riflette il prezzo più alto pagato dall’offerente nei 90 giorni precedenti. Tale meccanismo garantisce agli azionisti di minoranza un'uscita regolamentata a un prezzo equo ogniqualvolta un azionista di controllo consolidi il controllo effettivo.

La norma sull'astensione di cui alla Sezione 1185 può impedire a un azionista di controllo di esercitare il proprio diritto di voto?

Sì, in merito alle delibere in cui l’azionista di controllo ha un interesse personale diverso da quello della società. L'articolo 1185 del Codice civile e commerciale impone l'astensione dal voto su tali delibere. La norma viene invocata più spesso nel contesto di operazioni con parti correlate, della ratifica di violazioni dei doveri da parte dell'azionista di controllo (qualora sia anche amministratore) e di accordi retributivi a vantaggio dell'azionista di controllo. Una delibera approvata in violazione dell'articolo 1185 è annullabile mediante ricorso ai sensi dell'articolo 1195 entro un mese dalla delibera.

Cosa succede se gli amministratori si rifiutano di convocare un'assemblea generale straordinaria richiesta dagli azionisti di minoranza?

Qualora gli azionisti che rappresentano almeno il 20% delle azioni emesse di una società a responsabilità limitata abbiano presentato una richiesta scritta specificando l’oggetto dell’assemblea e gli amministratori non convochino l’assemblea entro 30 giorni, l’articolo 1174 del Codice civile e commerciale autorizza gli azionisti richiedenti a convocare essi stessi l’assemblea. Essi possono seguire le stesse norme in materia di convocazione e svolgimento che si sarebbero applicate se l’assemblea fosse stata convocata dagli amministratori, e le deliberazioni adottate in tale assemblea hanno la stessa forza e gli stessi effetti. In una società per azioni, l’articolo 100 della Legge sulle società per azioni prevede un diritto di auto-convocazione equivalente, con una soglia del 10% e un termine di 45 giorni.

Gli azionisti di minoranza possono presentare istanza di liquidazione di una società thailandese?

Sì, in circostanze ben definite. L’articolo 1237 del Codice civile e commerciale consente al tribunale, su richiesta di qualsiasi azionista, di ordinare lo scioglimento di una società qualora l’attività possa essere proseguita solo in perdita senza alcuna prospettiva di risanamento, qualora il numero degli azionisti scenda al di sotto del minimo legale di due, o per altri motivi specificatamente indicati. I tribunali thailandesi ricorrono a tale rimedio con cautela, poiché lo scioglimento comporta la cessazione dell’attività e gli azionisti di minoranza traggono solitamente maggior vantaggio dall’esercizio dei diritti contrattuali di recesso o dalla vendita delle azioni mediante un’opzione put piuttosto che dalla richiesta di liquidazione. Tuttavia, in caso di stallo totale e di fallimento dei meccanismi contrattuali, l’articolo 1237 rimane l’ultimo rimedio previsto dalla legge.

Gli azionisti stranieri di minoranza hanno il diritto di rimpatriare i dividendi e il capitale dalla Thailandia?

Sì, a condizione che l’investimento originario sia stato registrato presso la Banca di Thailandia al momento del bonifico in entrata tramite un operatore autorizzato. La legge sui cambi e i regolamenti della Banca di Thailandia consentono il rimpatrio di dividendi, interessi e rendimenti di capitale relativi a un investimento estero registrato senza restrizioni quantitative, fatte salve le prescrizioni documentali e le procedure di regolarizzazione fiscale. Gli azionisti stranieri di minoranza devono assicurarsi, al momento dell’investimento, che il trasferimento in entrata sia debitamente documentato e che il conto dell’investitore straniero sia stato aperto presso la banca competente.

Quanto tempo richiede in genere un'azione derivata ai sensi dell'articolo 1169 in Thailandia?

Una sentenza di primo grado del Tribunale civile richiede in genere dai 12 ai 24 mesi dalla presentazione della domanda, a seconda della complessità delle prove, del numero delle parti e del carico di lavoro del tribunale. I ricorsi alla Corte d’appello per le cause specializzate comportano un ulteriore periodo compreso tra i 12 e i 18 mesi, mentre un ricorso finale per motivi di diritto alla Corte Suprema (Dika Court) aggiunge altri 12-24 mesi. Il termine di sei mesi previsto dall’articolo 1169 (a decorrere dall’assemblea generale che ha approvato l’atto impugnato) è quindi inderogabile: gli azionisti di minoranza che sospettino una violazione dovrebbero consultare immediatamente un legale e presentare ricorso entro il termine previsto, anche se la raccolta delle prove è incompleta, con la possibilità di modificare gli atti processuali man mano che il caso evolve.